Il Boss delle cerimonie e il Castello delle Cerimonie

La Sonrisa svuotato, eseguito il trasloco degli arredi dall’ex Castello delle Cerimonie, resta la scritta: “Ti ricostruirò pezzo per pezzo”

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Capo cronaca Napoli
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Gli interni dell'ex ristorante La Sonrisa, svuotati degli arredi. A destra la scritta della nipote di Polese
Dorature, legni pregiati, decine di quadri e foto: le ditte di trasloco hanno portato via tutto dal ristorante di Sant’Antonio Abate dei Polese.

Sono rimaste le pareti, gli affreschi, i pavimenti, gli stucchi, le colonne e una scritta a mano. Dentro l'oramai ex ristorante La Sonrisa di Sant'Antonio Abate, quel che fu il celebre Castello delle Cerimonie dei reality show sui matrimoni «alla napoletana», le ditte di trasloco hanno portato fuori un mobile dopo l'altro: gli elementi dorati, il legno pregiato, le decine di quadri e fotografie che raccontavano mezzo secolo di matrimoni, comunioni e ospiti famosi.

Lo sgombero dei locali del ristorante-hotel, chiuso e confiscato dal Comune per lottizzazione abusiva, è stato eseguito. L'enorme immobile ai piedi dei Monti Lattari è stato privato degli arredi che lo avevano reso noto in tutta Italia per l'estro e per il kitsch, ma anche per il valore di molti dei suoi finimenti e che sono finiti in un magazzino.

Alle pareti c'erano le foto con Diego Armando Maradona e Sophia Loren, con Mario Merola e Gigi D’Alessio. Gli stessi volti e gli stessi interni che gli spettatori hanno visto nei reality televisivi, nei film e negli spettacoli girati qui. Il complesso comprende 50 camere, tre sale ricevimenti (la Sala Reale da 300 posti, la Sala Luigi XV e la Sala Piscina con il fontanone), un eliporto e un parco di 50mila metri quadrati.

L’operazione arriva al termine di un percorso giudiziario cominciato nel 2011 con il sequestro disposto dalla Procura di Torre Annunziata. Nel 2016 il Tribunale di Torre Annunziata ha disposto la confisca di terreni e manufatti, con acquisizione gratuita al patrimonio comunale. La Corte d'Appello di Napoli ha confermato nel 2022, la Cassazione ha respinto il ricorso della famiglia Polese nel 2024. Ad aprile di quest'anno la confisca è stata trascritta in Conservatoria.

Sul fronte operativo, la giunta guidata dalla sindaca Ilaria Abagnale ha approvato il 20 luglio una delibera che rendeva immediatamente eseguibile l’ordinanza di sgombero. L’atto prevedeva la presa di possesso del complesso, l’inventario dei beni mobili rinvenuti, l’individuazione di locali da adibire a deposito e un servizio di vigilanza e custodia. Le spese di rimozione, trasporto e custodia sono a carico degli occupanti. Chi ha diritto sui beni ha 30 giorni di tempo per reclamarli, scaduti i quali scatta la procedura di smaltimento, sempre con addebito dei costi.

Nelle ore dello svuotamento la famiglia Polese ha lasciato il suo messaggio. La nipote degli eredi di don Antonio Polese, Anna, ha scritto su una colonna: «Ti ricostruirò pezzo per pezzo. Promesso». Una promessa che si scontra con un quadro ormai compromesso dal punto di vista giuridico. A giugno il Comune ha affidato un incarico da 39mila euro per uno studio di fattibilità su un possibile Piano di recupero, che dovrà stabilire se esistano interessi pubblici tali da giustificare la conservazione della struttura invece della demolizione.

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