Storia del Parco Conocal di Ponticelli, set di fiction tv sulla camorra, invisibile al resto di Napoli e dell’Italia

Il Conocal è il rione più conosciuto di Napoli, ma nessuno lo sa. La morte di una ragazza, Ylenia Musella, uccisa dal fratello, Giuseppe, fa rimbalzare questo nome musicale, da locale caraibico: «Conocal». Perché si chiami così, chi ci vive non lo sa e non se lo chiede più. Per arrivarci bisogna tagliare l'area a Est di Napoli e infilarsi nei palazzoni popolari tutti uguali ma dai nomi che sono una condanna. Un aggregato di case si chiama «Lotto Zero». Ma come hanno fatto a chiamarlo Zero senza pensare ad una pena a vita? Ricorda i tempi in cui al Comune di Napoli l'assessore ai Cimiteri aveva pure la delega alle Periferie. «Dove ognuno nasce giudicato» cantava un rapper.
Il Conocal lo conoscono tutti. Ma nessuno lo sa. Lo conoscono non per i nomi delle strade che sembrano titoli di concerti e opere liriche: via Al Chiaro di Luna, via del Flauto Magico, via Callas o Toscanini, ma perché il quartiere Ponticelli di Napoli, di cui fa parte Conocal, oggi ospita tutte quelle troupe televisive e cinematografiche che girano fiction sulla camorra. Basta passarci in auto per capire come mai è una location giusta: è iper-leggibile in camera, ci sono volumi netti, geometrie dure, colori freddi e ripetitivi che reggono bene campi larghi panoramici, dronate e carrelli. Le linee verticali e le facciate modulari creano quelle inquadrature simmetriche o schiacciate con forte senso di controllo e alienazione che tanto piacciono alle narrazioni Gomorra style.
Le comparse le reclutano in loco: le telecamere vengono perché lì fa tanto schifo da esser credibile senza ritocchi. Se ne consegue che pure le facce da mettere in tv devono essere aderenti al racconto. Che potrà mai pensare della propria esistenza, quale speranze potrà mai avere sul proprio futuro chi sta lì? L'ultima fiction girata a Ponticelli è "La Preside" , quella che parla di un'altra periferia disastrata, il Parco Verde di Caivano, hinterland N0rd di Napoli. Il racconto ha il lieto fine in tv. Nella realtà, mai. Il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, dice: «Rioni degradati a Napoli? È una domanda che non dovete fare a me, dovete farla anche a chi amministra, a chi fa politica: noi interveniamo sul piano giudiziario e se avete suggerimenti siamo pronti ad ascoltare tutti». La magistratura passa la palla alla politica, la politica locale a quella nazionale, la scuola e gli operatori sociali si guardano intorno. Chi ha colpa di ciò che vediamo? Nessuno lo sa.

Così come Roma non fu costruita in un giorno, anche il Conocal non è storia di ieri: ci sono voluti quarant'anni di disinteresse per far sbocciare questi fiori del male. Oggi la chiamano «roccaforte della camorra» ma nasce nel dopo terremoto del 1980, quando era fondamentale dare tetto agli sfollati di varie zone del centro di Napoli. La situazione è quella simile a tante altre zone di periferia: palazzoni occupati in cui si è sviluppato un microcosmo criminale che si sente Stato e che col tempo lo è diventato, fornendo più risposte e welfare delle istituzioni. I traffici sono quelli che si possono immaginare: droga, furti, racket, col tempo alleanze e faide hanno fatto diventare il Parco Conocal uno dei posti più pericolosi di Napoli e questo è un fatto.
Luciana Esposito è probabilmente la giornalista italiana che ha più volte scritto e raccontato di Ponticelli, finendo per questo sotto scorta. Non è solo Conocal: c'è il Lotto Zero, l'Incis, i Bipiani e il Rione De Gasperi. Chiederle di descrivere in poco quella realtà significa costringerla ad una poderosa operazione di sintesi.
«Il Parco Conocal ospita migliaia di abitanti e rappresenta una delle espressioni più feroci e degradate di questa realtà dalla quale è difficile evadere, perché, come ho più volte denunciato, al calar del sole, perfino gli autisti degli autobus di linea preferiscono saltare le fermate in quelle "terre di nessuno”. Tanti ragazzi che abitano lì mi hanno raccontato di aver perso il lavoro perché i mezzi di trasporto pubblico li obbligavano ad attendere interminabili ore accanto alla fermata, costringendoli ad accumulare ritardi che hanno determinato il loro licenziamento. La dispersione scolastica tocca picchi altissimi, in un contesto segnato dal degrado e dalla totale assenza di servizi, assistenza, sostegno da parte dello Stato. Nelle vite della maggior parte di quei ragazzi esiste un unico modello educativo: il boss del rione».
«Qualche anno fa – racconta Luciana Esposito – il rione Conocal di Ponticelli ha conquistato il titolo di “rione più giovane d’Europa”, complice l’età media molto bassa della popolazione residente. Un dato statistico frutto di uno scenario tutt’altro che edificante: la maggior parte dei ragazzi del Conocal finiscono in carcere o muoiono uccisi prima di compiere 30 anni».

Il discorso si sposta poi sulle figure di camorra che inevitabilmente diventano simbolo, mito, riferimento, se non ce ne sono altre a contrastarle. È ancora Luciana Esposito a raccontare: «La narrazione ha raggiunto l’apoteosi quando a ricoprire il ruolo di boss era una donna: Annunziata D’Amico. Una delle poche donne-boss assassinate in un agguato di camorra. Quando è stata uccisa, nel 2015, “la passillona”, questo il suo soprannome, aveva 40 anni ed era madre di sei figli, l’ultimo aveva appena 10 mesi, il primo era detenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Una "mamma-camorra" che è andata incontro a un processo di mitizzazione perenne e tuttora in corso che ha consentito ai giovani del rione di empatizzare con la figura della donna-boss. Aveva appena 11 anni, Ylenia, quando sua zia Annunziata D'Amico pagò con la vita il diniego di corrispondere ai rivali del clan De Micco una tangente sui proventi illeciti, in primis sulle dozzine di piazza di droga che gestiva nel suo arsenale, il rione Conocal. L'omicidio di Ylenia Musella è avvenuto proprio lì, in via Al Chiaro di luna, strada-simbolo del potere criminale della famiglia D’Amico, i cosiddetti “fraulella”. Proprio lungo la stessa strada dove anche “la passillona” fu trucidata dai sicari della camorra. Due omicidi scaturiti da dinamiche e moventi distinti, ma accomunati dall’ideologia violenta che ispira le gesta di chi nasce e cresce privilegiando “le leggi della strada”».
Arriviamo a scoprire un fatto: Conocal sarebbe acronimo di CONsorzio NOrd CALcestruzzi. Il cemento che battezza il cemento.
La chiusura è amara e come non potrebbe esserlo? Dice Luciana: «Sono molteplici i fatti di cronaca che si sono susseguiti lì, nel corso degli anni. Rapine violente, omicidi, gravi episodi di criminalità minorile, molti dei quali raccontano di feroci dinamiche camorristiche in cui hanno perso la vita tantissimi ragazzi: “bombolone”, “pisellino”, “ciculill' ”, giusto per citarne qualcuno. Soprannomi insignificanti, perfino goffi, agli occhi della gente comune, proprio come quell’acronimo: “Conocal”. Una parola senza senso, proprio come quei soprannomi che, invece, raccontano le uniche storie in grado di ispirare le vite dei ragazzi di quel rione».