video suggerito
video suggerito

Il personaggio di Raffaele Cutolo , da “Il Camorrista” con Ben Gazzara a “Gomorra, le Origini” con Flavio Furno

Flavio Furno e Ben Gazzara hanno interpretato un personaggio ispirato al superboss Raffaele Cutolo; la caratterizzazione è, però, completamente diversa.
A cura di Nico Falco
17 CONDIVISIONI
A destra e sinistra i due attori di Gomorra e de "Il Camorrista". Al centro il vero boss Raffaele Cutolo, deceduto nel 2021
A destra e sinistra i due attori di Gomorra e de "Il Camorrista". Al centro il vero boss Raffaele Cutolo, deceduto nel 2021

Allucinato. Spiritato. Esaltato. Un po' santone, un po' macellaio. Il personaggio interpretato da Flavio Furno in "Gomorra – Le Origini" è un cambio di passo drastico rispetto a quello ormai iconico di Ben Gazzara: entrambi sono ispirati al super boss Raffaele Cutolo, "il Professore di Ottaviano", capo della Nco, Nuova Camorra Organizzata negli anni Ottanta, deceduto nel 2021, ma, almeno da quanto si è visto fino ad ora, nelle prime due puntate trasmesse da Sky, l'approccio è molto diverso, e probabilmente non c'entrano i 40 anni trascorsi fra le due produzioni.

Le differenze tra il Cutolo di Furno e quello di Ben Gazzara

Per entrambi i casi si tratta di personaggi ispirati: nel film di Tornatore del 1986 il protagonista viene chiamato semplicemente "Il professore di Vesuviana", mentre in "Gomorra – Le Origini" è " ‘o Paisano", nome che indica la provenienza dalla provincia di Napoli. Per il suo personaggio, Ben Gazzara (in quel ruolo doppiato da Mariano Rigillo) si è rifatto molto ai resoconti di cronaca e soprattutto alle interviste televisive a Cutolo, molte delle quali sono citate nei film praticamente identiche.

La personalità che ne esce fuori è, però, quella di un camorrista ironico ma fondamentalmente lucido. Che si prende gioco dei giornalisti e dei magistrati ma, almeno fino alle battute finali, quando è in isolamento all'Asinara, resta saldamente ancorato alla realtà. Ambizioso ma calcolatore, seppur con un ego molto sviluppato che lo porta continuamente ai limiti della follia.

Furno compare nelle ultime scene delle prime due puntate. Pochi minuti, ma sufficienti per iniziare a tratteggiare il personaggio con caratteristiche ben precise. È un visionario, parla per metafore, per racconti. La sua azione di proselitismo ha il sapore di una crociata divina, criminale ma raccontata con toni da profeta.

Il lato fanatico e "spirituale" di Raffaele Cutolo

Ed è proprio questo atteggiamento che fa emergere il lato fanatico, per certi versi "spirituale", di Raffaele Cutolo. Dai primi secondi, nelle inquadrature col viso tra le sbarre, l'identificazione col boss di Ottaviano è immediata. Poi c'è la mimica. I movimenti. La cadenza dialettale. Furno non ricalca i dialoghi, parla come Cutolo ed esprime i concetti come farebbe Cutolo.

Nel primo episodio ferma un detenuto che sta per suicidarsi cominciando un racconto: "Quando ero piccolino cadevo sempre ammalato. A volte mi veniva una febbre così forte che mi venivano le convulsioni". E, proprio durante uno di questi episodi, ha avuto quella che definisce una visione: "Ci stava un bambino, no. Che stava affogando. E le persone attorno a lui, gli adulti, non se ne curavano affatto. Ci andavo io a salvarlo. E quando lo riportavo a riva, lui mi guardava e mi diceva: ma voi lo sapete a chi avete salvato?".

A questo punto "Cutolo" ride: "Come facevo a sapere come si chiamava? Io non l'avevo mai visto. E lui mi diceva: io sono Napoli. E Napoli che è? Napoli sono io, sei tu, siamo tutti quanti noi". Non è un racconto, è una parabola. Del detenuto che si presenta come salvatore degli altri detenuti. E il paragone, per quanto azzardato, è in pieno stile del boss della Nuova Camorra Organizzata: la struttura verticistica del clan protagonista della più terribile guerra di camorra prevedeva "santisti" e, al vertice, una sola persona, ovvero lo stesso Cutolo, che si definiva "il Vangelo".

La ferocia del boss detenuto "Paisano"

Nel finale della seconda puntata, invece, Furno mostra il lato più violento del suo personaggio. Mentre sta tenendo un'orazione nelle docce arriva un detenuto la cui pericolosità viene subito fatta percepire allo spettatore: ha un tatuaggio sul collo con la scritta "ho ucciso". Il "Paisano", davanti alle sue rimostranze, risponde: "Mi rincresce che siate così cieco da non vedere Cristo in ognuno di questi volti. E così sordo da scambiare per rumore la parola del Signore".

Ma quell'aria da santone sparisce un attimo dopo, col primo insulto: "Cutolo" afferra il detenuto alle spalle, lo sbatte con la testa contro il muro e poi lo uccide a calci. Per poi ridere davanti agli altri: "È stata fatta la volontà di Dio. Che così ci indica come difenderci dai nostri nemici".

17 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views