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Opinioni

Il nuovo stadio di Napoli a Bagnoli? È una balla grande quanto l’ex Italsider

Immaginatevi un nuovo stadio a Napoli a 15 minuti da quello vecchio e in una conclamata zona sismica. Solo a Napoli qualcuno può dire una cosa del genere senza essere seppellito dalle risate.
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Bagnoli, l'ex area siderurgica
Bagnoli, l'ex area siderurgica

Dovete solo immaginarvelo. Un nuovo stadio di calcio che ospita migliaia di persone, realizzato in un'area ex siderurgica la cui riconversione è ferma da trent'anni, già vincolata da un piano regolatore generale, in una zona vulcanica, attualmente sotto crisi bradisismica e per di più a 15 minuti da un altro stadio di calcio altrettanto grande.

Il cinepanettone edilizio è firmato Aurelio De Laurentiis e soltanto perché si tratta del presidente del Calcio Napoli la dichiarazione ha avuto risalto mediatico. In caso diverso sarebbe stata declassata a «fesseria del giorno».

Ma basta conoscere un po' l'area, i suoi trascorsi dalla dismissione della fabbrica d'acciaio a oggi, i documenti comunali e del «soggetto attuatore» – oggi è Invitalia, col suo "Programma di bonifica ambientale e rigenerazione urbana" – per aver chiaro il quadro.

È la città di Napoli che deve decidere il futuro di Bagnoli. A dire il vero sarebbe pure ora: dopo decenni di immobilismo, rendering fantascientifici e speranze deluse – una su tutte, la Coppa America del 2004, mai arrivata nel golfo di Napoli – in città è ai massimi la bolla speculativa immobiliare e commerciale, il centro e la collina sono saturi, si stanno creando spazi a Est, dove i costruttori sono già in opera. E Bagnoli resta cristallizzata allo spegnimento della colata negli anni Novanta, raccontato da Ermanno Rea ne "La dismissione".

De Laurentiis con il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi non ma hai avuto un grandissimo rapporto (nemmeno coi precedenti a dire il vero). Il motivo è semplice: il presidente vorrebbe carezze, stadio gratis e tappeti rossi, il sindaco invece deve render conto al Consiglio comunale e ai bilanci. Le casse comunali dei soldi di Adl per la concessione dello stadio "Maradona" non hanno solo bisogno: ne hanno diritto.

De Laurentiis e Manfredi
De Laurentiis e Manfredi

Periodicamente il presidente del Calcio Napoli tenta di somigliare al Nennillo di "Natale in Casa Cupiello": «Faccio Natale e me ne vado!» ma sembra più il barbiere Peppino di "Totò, Peppino e i fuorilegge": «Il locale è triste e sta sempre qua!». A differenza del sindaco di Napoli il presidente della squadra campione d'Italia 2023 conosce però la forza di sceneggiature ed effetti speciali.

E ogni volta tenta di stupire: «I tifosi arriveranno dal mare»; «Uno stadio come quelli inglesi». E chissà, se qualche progettista gli darà ascolto, potrà perfino presentare un piano con tanto di spettacolari rendering sul mare, all'ombra di Coroglio e con l'isola di Nisida di fronte.

Restano i fatti: impianto simile al "Maradona" , suoli e fondi destinati ad altro, mancanza di vere infrastrutture viarie  ma soprattutto un rischio sismico così preoccupante tale da far varare al governo una legge (la legge Campi Flegrei) con una riparametrazione della zona rossa di rischio.

Bagnoli, lo ricordiamo a chi non conosce bene la pianta di Napoli, è dentro ai Campi Flegrei. Di che parliamo, dunque?

De Luca e De Laurentiis
De Luca e De Laurentiis

Parliamo di una punzecchiatura politica. Del resto Aurelio De Laurentiis, al pari di Vincenzo De Luca, non sopporta Gaetano Manfredi perché il primo cittadino ha il potere di veto sulle cose che devono accadere in città. Ed è un potere assegnatogli dalla legge: è il sindaco della città. E poi perché Manfredi è una sorta di passista in politica: non è così spregiudicato e incline allo scontro come il duo De Laurentiis-De Luca. Ma è lui il sindaco.

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Giornalista professionista, capo cronaca Napoli a Fanpage.it. Insegna Etica e deontologia del giornalismo alla LUMSA. È autore del libro "Se potessi, ti regalerei Napoli" (Rizzoli). Ha una newsletter dal titolo "Saluti da Napoli". Ha vinto il Premio giornalistico Giancarlo Siani nel 2007 e i premi Paolo Giuntella e Marcello Torre nel 2012.
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