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Il governo vuole un hotspot per migranti a Napoli, funzionale al Cpr di Castelvolturno. Si cerca nell’area Orientale

La decisione arriva dal governo Meloni. Era stata individuata un’area a Gianturco, ma è inquinata. La Prefettura al lavoro per individuare un sito.
Foto di repertorio, hotspot di Lampedusa
Foto di repertorio, hotspot di Lampedusa

Le norme sull'immigrazione nel nostro paese si stanno adeguando all'entrata in vigore del patto europeo asilo e immigrazione, un modello che ha visto proprio nelle politiche di Giorgia Meloni, quelle basate sull'esternalizzazione delle frontiere con i Cpr in Albania e gli accordi con paesi "canaglia" come la Libia, la sua ispirazione. Norme che entrano in conflitto aperto con il diritto di asilo e che di fatto entrano nel terribile solco della remigrazione tanto sbandierata dalle formazioni di estrema destra, in Italia come in Europa.

Nuovi centri per rimpatri saranno realizzati in tutta Italia, e nelle regioni che sono oggi considerato "di sbarco", verranno costruiti degli hotspot per filtrare, subito dopo l'arrivo dei migranti nei porti. In questi luoghi non ci saranno mediatori culturali o personale civile, ma solo personale militare o delle forze dell'ordine, ed è in questi luoghi che sommariamente verrà deciso chi potrà accedere alla richiesta di asilo e chi no. La Campania è ora considerata una regione di sbarco, e per questo motivo il governo ha intenzione di costruire un hotspot a Napoli.

Il sistema nelle regioni di sbarco: nuovi Cpr e nuovi hotspot

A causa delle indicazioni del Ministero dell'Interno che costringe, senza una apparente e oggettiva logica, le navi che raccolgono naufraghi nel Mediterraneo centrale a sbarcare in un porto sicuro molto lontano dal luogo di salvataggio, diverse regioni italiane sono diventate "porto di sbarco". In Toscana, con il porto di Livorno, in Liguria, con quello di La Spezia, in Emilia Romagna, con quello di Ravenna, ed in Campania con quelli di Napoli e Salerno, l'arrivo di navi con a bordo i naufraghi, costretti ad ulteriori giorni di viaggio, è diventata una consuetudine. Nel quadro della riorganizzazione della gestione dei flussi migratori, in ottemperanza al patto europeo asilo e immigrazione, il governo ha deciso di costruire nuove strutture. Ci saranno i nuovi Cpr, strutture detentive dove chi ci finisce dentro non ha però commesso alcun reato, ed ha la sola colpa di provenire da un paese che l'Italia, attraverso un decreto ed in maniera arbitraria, definisce "paese sicuro". La permanenza nei Cpr è propedeutica al rimpatrio, sebbene secondo le statistiche fornite da Action Aid, solo il 10% dei migranti finiti nei Cpr viene effettivamente rimpatriato, mentre per gli altri sussistono motivi di illegittimità sulla loro permanenza nei Cpr. Il tutto a fronte di un costo, sempre secondo i dati di Action Aid, di quasi 40 milioni di euro all'anno. In Campania la volontà del governo è quella di realizzare un Cpr a Castelvolturno in provincia di Caserta, una decisione contro la quale si è schierata mezzo mondo istituzionale in Campania, dal presidente della Regione Roberto Fico, ai vescovi e cardinali di tutto il territorio, passando per Ong, movimenti ed associazioni. Funzionale al nuovo Cpr sarà la costruzione di un hotspot nella città di Napoli. Ad occuparsene sarà direttamente il governo attraverso le Prefetture. A quanto apprende Fanpage.it, la Prefettura di Napoli è particolarmente attiva su questo fronte, su input del Ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Negli hotspot verrà applicata quella che nel nuovo patto europeo asilo e immigrazione viene definita "finzione di non ingresso". In pratica le persone che entrano nell'Hotspot saranno valutate solo in base al loro paese di provenienza, se il paese è considerato "non sicuro" avranno diritto a presentare la richiesta di asilo nel nostro paese, se invece il loro paese di provenienza sarà considerato "sicuro" verranno inviati alle strutture per il rimpatrio come i Cpr. Per quest'ultima categoria di persone non sarà possibile presentare ugualmente, come avviene adesso, la richiesta di asilo politico, una circostanza che appare in palese contrasto con le norme di diritto internazionale che prevedono, in ogni caso, la possibilità di richiedere asilo e protezione.

Caccia al sito: occhi puntati su Napoli est

In Prefettura, da quanto apprende il nostro giornale, si sono già tenute diverse riunione sul tema, con l'obbiettivo di individuare in tempi rapidi un'area demaniale dove costruire l'hotspot nella città di Napoli. Gli occhi sono puntati sulla parte est della città, per molteplici motivi: vicinanza con il porto, luogo di sbarco dei migranti; vicinanza con le autostrade, per i trasferimenti; presenza di aree demaniali; luoghi più isolati dove poter realizzare una struttura che di fatto sarà detentiva. La prima area individuata è quella degli ex Cantieri Patterson di via Gianturco, alle spalle del Centro Direzionale. Nonostante il degrado che caratterizza attualmente quel pezzo di territorio sembrava essere la scelta più rapida e veloce per la Prefettura, che si era data l'obiettivo di chiudere la pratica dell'individuazione dell'area nel più breve tempo possibile. Una rapidità, immaginiamo, che potesse anche garantire di giocare in anticipo rispetto alle possibili proteste. In città i movimenti antirazzisti sono molto solidi, come ha dimostrato la recente mobilitazione del 20 giugno scorso con quasi 10 mila persone in piazza. E' facile immaginare che proprio sul tema della realizzazione di un hotspot a Napoli si possa aprire un nuovo fronte di conflitto. Ma proprio quando il sito sembrava trovato, sono spuntate fuori le analisi dell'Arpac che hanno evidenziato l'alta presenza di idrocarburi nei suoli della zona degli ex Cantieri Patterson. Quindi per ora è tutto da rifare, ma la volontà della Prefettura è quella di procedere in tempi rapidi, il tavolo operativo che comprende anche il Comune di Napoli è già al lavoro per trovare il sito dove realizzare l'hotspot di Napoli e gli occhi sono sempre puntati su Napoli Est.

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