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Il consigliere regionale Giovanni Zannini trasferito in Abruzzo dopo il divieto di dimora in Campania

Il consigliere campano indagato per corruzione lascia la regione. Il legale presenta ricorso contro la misura cautelare del gip.
A cura di Redazione Napoli
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Il consigliere regionale Giovanni Zannini
Il consigliere regionale Giovanni Zannini

Si è trasferito in Abruzzo, a Castel di Sangro, il consigliere regionale casertano di Forza Italia Giovanni Zannini, raggiunto dal divieto di dimora in Campania e nelle regioni limitrofe nell'ambito di un'inchiesta per corruzione. Il provvedimento cautelare è stato disposto dal gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Daniela Vecchiarelli.

Zannini attenderà fuori dalla Campania la decisione del Tribunale del Riesame di Napoli, al quale il suo difensore, l’avvocato Angelo Raucci, presenterà nei prossimi giorni ricorso per chiedere la revoca o la modifica della misura. In caso di esito negativo, resta la possibilità di ricorrere in Cassazione.

A causa del divieto di dimora, il consigliere potrebbe essere sospeso dall’incarico, con una sospensione temporanea in attesa della decisione del Riesame ed eventuale sostituzione con il primo dei non eletti. Il legale sta predisponendo una memoria difensiva per replicare ai contenuti dell’ordinanza cautelare.

Zannini è indagato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere per corruzione per l’esercizio della funzione, falsità materiale in concorso e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Le contestazioni riguardano la realizzazione di un caseificio a Cancello Arnone, nel Casertano, da parte degli imprenditori Luigi e Paolo Griffo, padre e figlio, anch’essi destinatari del divieto di dimora in Campania.

L’indagine è nota dall’ottobre 2024, quando i carabinieri effettuarono perquisizioni nei confronti di Zannini e degli altri indagati. Nonostante ciò, il consigliere si è ricandidato alle elezioni regionali dello scorso novembre, ottenendo oltre 30mila voti.

Nell’ordinanza il gip ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di reiterazione del reato, sottolineando come, nel ruolo di consigliere regionale, Zannini potrebbe reiterare comportamenti offensivi degli stessi beni giuridici tutelati.

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