Sempre meno persone ricordano che "Il camorrista" è stato anzitutto un libro. Il titolo completo era "Il camorrista – vita segreta di don Raffaele Cutolo" e l'autore era Joe Marrazzo, giornalista campano che negli anni Ottanta fece scalpore con le interviste al capo della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo ma anche con crudi reportage sui fenomeni malavitosi. Il libro fu usato come soggetto del film sceneggiato da un futuro premio Oscar, Giuseppe Tornatore, che ne curò anche la regia e da Massimo Di Rita, sceneggiatore specializzato in polizeschi. Il film fu fondamentale per la costruzione del mito Cutolo negli anni in cui la vicenda del boss di Ottaviano sarebbe dovuta fisiologicamente entrare nell'oblìo dopo anni di carcerazione dura.

E invece soprattutto a Napoli il film fu (lo è ancora) mandato in onda quasi settimanalmente come "tappabuchi" serale o pomeridiano delle emittenti private regionali diventando a suo modo cult movie. Il prodotto cinematografico seppur apparentemente "ruvido" è efficace, quasi perfetto: due premi Oscar come Tornatore e Nicola Piovani (le musiche sono tutte originali) un attore come Ben Gazzara, seppur penalizzato dal doppiaggio all'italiana, hanno reso Il Camorrista un film che è ancora nella top ten tra quelli che parlano di personaggi criminali.

Nicola Pinto che nella pellicola interpretava Alfredo Canale, luogotenente del Professore di Vesuviano raccontava che per girare alcune scene in esterna la troupe doveva utilizzare un finto ciak per evitare che qualcuno collegasse il nome del film a Cutolo. Per molti anni a venire gli attori venivano identificati coi personaggi del film, una eredità pesante, che a qualcuno ha anche dato fastidio.

Peraltro, la pellicola prodotta da Reteitalia,  è stata una società di produzione e distribuzione cinematografica appartenente al gruppo Fininvest di Silvio Berlusconi, aveva in programma anche una mini serie tv (furono girate e montate in tutto 5 ore) che fu poi frettolosamente messa nel cassetto: le vicende scottanti e di attualità di cui si parlava nel "Camorrista", fra cui la trattativa Stato-camorra per liberare l'assessore Ciro Cirillo, provocarono tante polemiche.  Il film dopo una azione legale di Cutolo fu ritirato ad appena due mesi dall’uscita e poi ridistribuito. La querela del boss riguardava la parte in cui – sia nel libro che sucessivamente nel film – il capoclan decreta la morte del suo braccio destro ed amico, circostanza sempre smentita ad Cutolo (nella realtà  il caso era quello di Vincenzo Casillo, nel film il personaggio  è quello di Ciro Parrella).

La produzione proprio per evitare accuse e polemiche fece precedere l'inizio del film da una introduzione molto chiara che parlava di «elaborazione fantastica» dei fatti avvenuti:

«Questo film trae ispirazione dal quel drammatico contesto non oslo meridionale che ci appare dalle cronache giudiziarie e parlamentari e dalla pubblicistica sulla camorra.
Gli autori non hanno preteso fare ricostruzioni storiche e tanto meno imporre come "verità" una loro versione dei fatti ma, con l'elaborazione fantastica di quelli avvenuti e con altri di pura immaginazione, tentare in autonomia creativa un affresco contro la violenza e la sopraffazione, con la speranza che dalla visione del film lo spettatore tragga ulteriori motivi per credere nell'insostituibilità della legge dello Stato, unico e vero presidio del vivere civile».

I nomi finti del film e quelli nella realtà

Nel lungometraggio non si fa mai il nome di Raffaele Cutolo, inventore della Nuova Camorra Organizzata. Viene definito Professore di Vesuviano, capo della Camorra Riformata.  Questo per tutti i personaggi. Il commissario Iervolino interpretato da un magistrale Leo Gullotta è ispirato al capo della squadra mobile di Napoli Antonio Ammaturo, ucciso a Piazza Nicola Amore a Napoli (nel film Iervolino viene colpito in un agguato sulla Domiziana e non muore).  Frank Titas è ispirato a Francis Turatello, boss della malavita milanese degli anni settanta; il sanguinario Gaetano Zarra è a Pasquale Barra, killer di Cutolo, alias ‘O nimale. Ciro Parrella al braccio destro di Cutolo, Vincenzo Casillo. La figura di Antonio "Malacarne" corrisponde al boss Antonio Spavone detto ‘o Malommo. Rosaria  è ispirata a Rosetta Cutolo, la sorella di don Raffaele; la figura della moglie del boss è ispirata a Immacolata Iacone che davvero sposò il defunto camorrista dietro le sbarre.