Il camorrista dei Moccia si vanta del suo curriculum: “Vedi su Internet chi sono io”

"Sono Castiello Giuseppe, in professione d'arte Peppe Castiello, noto alle forze dell'ordine, sono un guappo, un camorrista": si era presentato così uno degli indagati nell'inchiesta sulla presunta infiltrazione del clan Moccia a Siena. L'occasione è il litigio con un imprenditore che non ne voleva sapere di sottostare alle loro richieste: 167mila euro, frutto di un conteggio arbitrario che era stato fatto dopo un subappalto. Dalle indagini, condotte col contributo del nucleo dei carabinieri dell'Ispettorato del Lavoro e della Guardia di Finanza di Siena, sarebbe emerso " un sistematico e violento tentativo di infiltrazione della criminalità organizzata” nel settore degli appalti, anche in relazione a lavori finanziati con fondi del Pnrr.
I fatti risalgono ai primi giorni dell'aprile 2025, la vicenda viene riassunta nell'ordinanza di custodia cautelare che, ieri, 13 aprile 2026, ha portato agli arresti 11 persone, di cui 7 in carcere e 4 ai domiciliari. Il provvedimento è stato emesso dal gip di Firenze su richiesta della Dda (diretta dalla procuratrice Rosa Volpe) ed è stato eseguito dai carabinieri di Siena col supporto dei reparti territoriali nelle province di Napoli, Caserta, Prato, Firenze e Udine.
Le indagini sono partite dalla denuncia di un imprenditore, titolare di una impresa edile, che aveva subappaltato un lavoro alla "P. R. Appalti". Gli sarebbero state chieste diverse somme di denaro, fino a quella, enorme, frutto del conteggio arbitrario. Ad avanzare le richieste sarebbero stati, oltre a Giuseppe Castiello, anche suo figlio Giuseppe, Giovanni Del Prete (indicato dagli inquirenti come intraneo al clan Moccia di Afragola), Claudio Zanfardino, Domenico Abategiovanni, Raffaele Panico, e Felice De Falco, tutti indagati e destinatari di misura cautelare in carcere.
La "presentazione" risale ad una conversazione del 7 aprile, registrata dall'imprenditore e agli atti nell'ordinanza. Dopo essersi qualificato esplicitamente come camorrista, Castiello aveva detto, alludendo ai suoi precedenti penali: "Vai su Internet a vedere chi sono io. Stanno i giornali che parlano".
Successivamente è lo stesso Castiello, nel diventare più pressante, ad aggiungere: “se mi arrestano a me… stanno altri mille, altri mille soldati, mille soldati tengo", e "puoi chiamare anche il guappo di qua. Zero problemi. Il problema non lo tengo, perché qua stanno i miei paesani a fare i guappi".