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Il bimbo trapiantato col cuore “bruciato” a Napoli non è più operabile, dice l’ospedale Bambino Gesù. Lacrime in diretta tv alla notizia

Secondo l’avvocato della famiglia l’ospedale romano ha “non operabile” il piccolo. Il Monaldi si è opposto al parere dei medici romani. Commosso in diretta tv il conduttore Federico Ruffo di “Mi Manda Raitre”
A cura di Cir. Pel.
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Federico Ruffo e Francesco Petruzzi durante la diretta
Federico Ruffo e Francesco Petruzzi durante la diretta

È arrivato, e contiene brutte notizie, il parere dell'ospedale "Bambino Gesù" di Roma, richiesto dalla famiglia del bambino trapiantato con il "cuore bruciato" (perché raffreddato con ghiaccio secco e non ghiaccio normale) all'ospedale "Monaldi" di Napoli. A comunicarlo è il legale della famiglia, Francesco Petruzzi. Secondo l'ospedale romano, più grande Policlinico e Centro di ricerca pediatrico in Europa il bambino sottoposto all'intervento «non è più trapiantabile».

L'avvocato della famiglia del piccolo ne ha dato notizia stamane, in diretta tv,  in collegamento con trasmissione televisiva "Mi manda Raitre". «Ieri in direzione sanitaria ci hanno detto che il parere dell'ospedale "Bambino Gesù" è arrivato ed è che il bambino non è più trapiantabile – dice -.  Al Monaldi pare si siano opposti con fermezza, l'opposizione proveniva dal medico che l'ha operato il quale sostiene che invece sia operabile, quindi il bambino resta in lista trapianti». Riferisce ancora il legale che, nel caso in cui invece si dovesse arrivare ad un nuovo intervento al Monaldi, visto che resta in lista trapianti e che il primo cuore disponibile sarà per lui, ad operare sarebbe lo stesso medico che lo ha fatto la prima volta: «Ce lo hanno comunicato». «Ovviamente mi auguro che l'ospedale si sbagli e il parere del Monaldi sia quello corretto» ribadisce l'avvocato. Commosso, in diretta tv, il conduttore Federico Ruffo: «Mai come ora non so cosa dirle, mi creda» afferma il giornalista, visibilmente emozionato, prima di sospendere con la pubblicità la trasmissione.

La vicenda, lo ricordiamo, vede 6 indagati, sono i componenti dell'equipe di cardiochirurgia napoletana che ha effettuato l'impianto dell'organo nel corpo del bambino, gravemente cardiopatico, di 2 anni. Il cuore, conservato e trasportato con una refrigerazione non idonea si è, per così dire, "bruciato", cioè l'organo non era più correttamente funzionante. Quando è arrivato a Napoli è stato comunque impiantato nel corpo del bimbo ma il cuore non è ripartito. Cosa sia andato storto nelle procedure e nella catena lo stabiliranno le analisi e le indagini della magistratura, ieri è stato anche disposto il sequestro del box usato per il trasporto dell'organo da trapiantare. Sono state disposte anche due azioni ispettive, la prima annunciata dal presidente della Regione Campania Roberto Fico e la seconda dal ministro della Salute Orazio Schillaci che ieri ha ribadito che il bambino è «primo in lista» per un cuore nuovo.

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