I rischi ambientali della Coppa America a Bagnoli: “Pericolo per la salute con il dragaggio dei fondali”

La bonifica di Bagnoli, con la riqualificazione del quartiere e dell'area ex Italsider, è attesa da 40 anni. Il Sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e i suoi sostenitori, lo ribadiscono ogni qualvolta si alza il coro di critiche, in questo periodo davvero molte, in merito al piano che riguarda la Coppa America di Vela che si terrà nel 2027. L'evento sportivo è stato determinante, come sostengono sempre gli amministratori comunali, per accelerare le procedure di riqualificazione dell'ex Italsider. Peccato però che di tutto quello che si sta facendo, nulla è funzionale al piano di bonifica di Bagnoli ed alla sua riqualificazione.
Le opere più invasive servono solo per la Coppa America, e comportano un rischio altissimo per la salute e per l'ambiente. Quelle a terra, con la messa in sicurezza della linea di costa e della spiaggia, sarebbero indubbiamente utili, anzi, potrebbe essere considerata un'opera definitiva di messa in sicurezza. Ed invece non sarà così. La messa in sicurezza è solo temporanea. E le centinaia di camion che attraversano il quartiere tutti i giorni, provocando disagi, danni ai palazzi, peggioramento della qualità dell'aria e danni alle strade, sono solo un antipasto. Dopo la Coppa America infatti, bisognerà risollevare le geo membrane impermeabili, e ritrattare il terreno inquinato. Abbiamo provato a capirci di più su quello che sta avvenendo nel quartiere ad Ovest della città, che vive con la "promessa" della riqualificazione da decenni. Lo abbiamo fatto con il professor Benedetto De Vivo, docente di Geochimica Ambientale, uno scienziato di fama internazionale, già CTU della Procura di Napoli in merito al processo, ancora non concluso, per la bonifica truffa di Bagnoli dell'inizio degli anni duemila. De Vivo ha portato il caso di Bagnoli all'attenzione di diversi esperti internazionali, ed i suoi studi sono lì a rappresentare tutti i rischi che si corrono con l'attuale piano dei lavori.
Inquinamento a mare 1.000 volte oltre i limiti: "Il dragaggio è pericoloso"
Le opere per la Coppa America riguardano il mare ed il litorale dell'ex area Italsider. Qui dovranno disputarsi le regate con le barche da decine di milioni di dollari e team, sponsor, e si presume supporter, dovranno poter assistere allo spettacolo. Il fondale è troppo basso per ospitare le barche dei brand più famosi al mondo, quindi la prima opera da fare è il dragaggio del fondale, fino ad 8 metri di profondità. Ma cosa comporta dragare il fondale di un bacino d'acqua che è stato esposto per decenni agli inquinanti provenienti dall'attività industriale dell'ex Italsider? Innanzitutto c'è la famosa "colmata", ovvero il pontile che si estende dalla spiaggia nel bacio di mare davanti all'ex fabbrica. E' qui che si sono sedimentati gli agenti inquinanti per decenni, inquinando tutto il fondale.
"Iniziamo col dire che tutti i lavori della Coppa America non hanno niente a che fare con i lavori di bonifica dell'ex Italsider, questo è quello che si capisce dalle carte" ci dice il professor De Vivo. "La sostanza è che i terreni, soprattutto i fondali in prossimità della colmata, che è costituita da loppe e scorie provenienti dall'altoforno, sono tutti iper inquinati da IPA e PCB" spiega l'esperto. Gli IPA sono gli idrocarburi policiclici aromatici, che vengono prodotti durante le combustioni, processo tipico di un altoforno industriale. I PCB ovvero i policlorobifenili sono anch'essi derivanti dall'attività industriale. "In tutta la baia di Bagnoli le concentrazioni di IPA e PCB superano di 1.000 volte i limiti di legge. Mille volte, una cosa enorme" sottolinea De Vivo.
Un dato, certificato, che ci dipinge il quadro di pericolosità. Questi inquinanti sono fermi nei fondali, dove andrebbero tombati con particolari sostanze e particolari lavori, come la costruzione di frangiflutti, per impedirne la movimentazione. Ma invece i lavori per il dragaggio dei fondali porterà ad una loro movimentazione. "Questo è il rischio enorme a cui stiamo sottoponendo gli abitanti di Bagnoli, di Cavalleggeri, di Fuorigrotta, di Posillipo e di Pozzuoli" dice De Vivo. Il rischio infatti è generato dai legami che questi agenti inquinanti possono generare con altri elementi presenti in maniera naturale nel terreno. "Movimentando questi sedimenti, gli IPA si combinano con altre due sostanze, il mercurio e lo stagno, che sono di origine assolutamente naturale, vulcanica. Combinando questi elementi noi otteniamo le due categorie più alte di cancerogeni che si conoscono sulla Terra, il dibutil/stagno e tributil/stagno e il metilato di mercurio (metil mercurio ndr). Questi sono elementi iper cancerogeni, e la movimentazione del fondale mette in circolo queste sostanze". Un lavoro dunque che potrebbe essere altamente pericoloso per la salute e per l'ambiente. "Quando parlo di rischio chiaramente non intendo dire che se oggi vado a fare una passeggiata a Bagnoli o a Posillipo, respiro e muoio stecchito, sono patologie che sorgono negli anni, in 15-20 anni" spiega De Vivo. Proprio lo scienziato napoletano ha portato diversi esperti internazionali a studiare il caso di Bagnoli: "Tutti all'unisono mi hanno detto la stessa cosa, il dragaggio è la prima cosa da non fare assolutamente". Ma senza dragaggio le barche della Coppa America non possono arrivare a Bagnoli.

Il caso simile in Giappone: la patologia di Minimata
C'è un caso simile a quello di Bagnoli che è stato studiato da De Vivo e da diversi altri scienziati internazionali. E' il caso della baia di Minimata, in Giappone, dove negli anni '40 e '50 si sviluppò una particolare patologia tumorale che ha assunto il nome proprio da quel luogo: la patologia di Minimata. "Anche lì c'erano delle sostanze inquinanti che erano immesse a mare dalle attività industriali, e produssero i legami con elementi naturali, producendo dibutil/stagno e metilato di mercurio. Quello che ne venne fuori fu una particolare forma tumorale che afflisse la popolazione" racconta il docente di geochimica ambientale. Il caso di Minimata dovrebbe essere quel monito storico che dovrebbe suggerire di non movimentare ulteriormente i fondali inquinati, ma piuttosto lavorare alla loro tombatura per una messa in sicurezza. "In Giappone hanno severamente vietato la pesca nella baia di Minimata, ed è quello che si dovrebbe fare anche nella baia di Bagnoli" sostiene De Vivo. Per la balneazione invece le cose sono diverse. "A Bagnoli si può arrivare a fare il bagno in sicurezza. Innanzitutto con la costruzione di frangiflutti, che sono previsti dal piano di bonifica e riqualificazione dell'ex Italsider. In questo modo a terra le acque saranno sempre calme, evitando la movimentazione dei fondali. Inoltre proprio sul fondale può essere messa, anche rinnovandola ogni 5 anni, una particolare sostanza, la sedimite, si fa uno strato di 40-50 centimetri, che costa pochissimo, e si può fare il bagno tranquillamente". Anche in questo caso, l'idea di massima che dovrebbe guidare le opere è quella di movimentare il meno possibile i terreni, e quindi gli agenti inquinanti, favorendo invece una messa in sicurezza permanente con le tombature, cioè lasciando gli inquinanti dove stanno e separandoli dalle acque, dal terreno pulito ed impedendone la circolazione nell'aria.
Le bonifica a terra sarà provvisoria: "Non ha senso, deve essere permanente"
Sulla linea di costa invece, dove i lavori procedono spediti, producendo i principali disagi per la popolazione di Bagnoli, con decine di camion che passano tutto il giorno e nuvole di polvere che appestano l'aria, la situazione è paradossale. "Quello che stanno facendo è mettere una geo membrana impermeabile, ponendoci sopra della sabbia pulita. Questa è una messa in sicurezza, un'opera che andrebbe fatta proprio così e dovrebbe essere resa definitiva" dice De Vivo. Peccato però che la messa in sicurezza della linea di costa è solo provvisoria, dopo la Coppa America si dovrà rifare tutto da capo. "Questa è una messa in sicurezza che deve essere definitiva, invece non è così, non ha senso. Dopo la Coppa America dovranno togliere i teli, scavare, movimentare e fare il trattamento del terreno inquinato, sempre con il rischio di far circolare nell'aria sostanze inquinanti pericolose" sottolinea l'esperto. Una situazione paradossale, quello che stanno facendo ora potrebbe tranquillamente essere definitivo, e generare anche un abbassamento considerevole dei costi. Parliamo di opere complessive per 1,2 miliardi di euro, una cifra enorme. Eppure si potrebbe risparmiare molto. Invece dopo la Coppa America riprenderà il via vai di camion, movimento terra, rischi per la salute e per l'ambiente, per arrivare allo stesso risultato che si otterrebbe già ora. "Uno dei motivi per cui il Sindaco Manfredi si è opposto alla rimozione della colmata, che è una decisione urbanistica, quindi non entro nel merito, è che poi si sarebbe prodotto il via vai di camion per trasportare montagne di terreno. E' esattamente quello che sta accadendo, lo sta facendo ora" commenta il professore.

Una gigantesca opera di movimento terra
L'elemento dei costi impressionanti è tutt'altro che secondario. Se il principio potrebbe essere quello della messa in sicurezza, quindi tombare le aree inquinate a terra ed a mare, evitando il rischio di immissione nel mare e nell'aria di elementi inquinanti, perché non tentare questa strada che produrrebbe sicuramente anche meno disagi? D'altronde costerebbe molto meno. Secondo gli studi del professor De Vivo intorno ai 400 milioni di euro, a fronte di oltre un miliardo di euro previsto oggi, senza contare l'1,8 miliardi di euro già spesi, per ottenere, a vista d'occhio, davvero ben poco. La vicenda di Bagnoli, così simile a quella della giapponese Minimata, porta alla mente un personaggio cinematografico, nipponico anche lui. Il maestro Miyagi del film "Karate Kid" e la sua massima: "Togli la cera, metti la cera". A Bagnoli sembra andare in scena proprio questo: "Togli la cera, metti la cera". Le opere della Coppa America se viste in un uno scenario unico con le successive opere di bonifica dell'ex Italsider rappresentano un gigantesco movimento del terreno. Costi altissimi per muovere terra inquinata che si potrebbe invece definitivamente tombare sul posto. "A chi giova tutto questo?" si chiede De Vivo. "Sia dia una risposta" è il suo commento. Di certo non dispiace a chi gestisce il movimento terra, gli chiediamo: "Lo ha detto lei, certo non lo gestisco io" conclude.