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Napoli, mamma disabile violentata in casa, la figlia filma la scena: arrestata assieme allo stupratore

La donna 59enne, disabili fisica e psichica, violentata in casa a Napoli. La figlia 33enne avrebbe consentito l’accesso allo stupratore e filmato la scena. Arrestati e portati in carcere.
A cura di Pierluigi Frattasi
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Immagine di repertorio
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Violentata in casa una donna di 59anni in condizioni di disabilità fisica e psichica. La figlia 33enne convivente avrebbe consentito l'accesso allo stupratore, un uomo di 32 anni, e avrebbe anche ripreso l'intera scena con un cellulare. Per questo motivo, entrambi sono stati arrestati questa mattina, lunedì 20 aprile, e portati in carcere dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Napoli-Stella, che hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip del Tribunale di Napoli.

Le indagini dei carabinieri del Vomero

Sia la 33enne che il 32enne sono ritenuti gravemente indiziati, in concorso tra loro, di violenza sessuale aggravata ai danni della donna di 59 anni, che versa, come detto, in condizioni di grave disabilità fisica e psichica. Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli – IV Sezione “Violenza di genere e tutela delle fasce deboli della popolazione", hanno consentito di ricostruire l’intera vicenda che ha avuto origine il 22 marzo scorso, quando un'altra figlia della vittima, sorella della 33enne, ha presentato denuncia presso la Stazione Carabinieri Vomero-Arenella, consegnando anche alcuni filmati che riprendevano la violenza subita.

La sorella ha denunciato l'episodio

Gli accertamenti degli investigatori hanno permesso di ricostruire un inquietante scenario, nel quale il 32enne avrebbe abusato della donna 59enne mentre dormiva, approfittando della sua totale incapacità di difendersi. Secondo l’ipotesi accusatoria, la figlia 33enne, che conviveva con la mamma, avrebbe consentito l'accesso dell'uomo nell'abitazione e avrebbe anche ripreso l'intera scena con un cellulare. Il quadro probatorio è stato consolidato dall'analisi di alcuni filmati rinvenuti in un dispositivo elettronico, nei quali gli indagati sono stati identificati attraverso specifici elementi fisici, tatuaggi e l'abbigliamento indossato. Agli indagati è inoltre contestato il reato di minaccia grave, perché avrebbero tentato di intimidire la denunciante nel tentativo di costringerla a ritirare le accuse. Si tratta di un'inchiesta ancora alle prime battute, per questo motivo i destinatari del provvedimento vanno considerati presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

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