Gaetano Manfredi e Catello Maresca sono i nomi che passano di bocca in bocca. L'ex rettore ed ex ministro per il centrosinistra (si, ma quale?) il giudice sferzante per il centrodestra (si, ma quale?) entrambi indicati come candidati a sindaco di Napoli per le Elezioni Amministrative 2021. Il punto, se non si fosse ancora capito, è proprio questo: chi rappresentano i due papabili candidati? Saranno capaci di convincere la gran parte dell'elettorato di riferimento e di area o dovranno contentarsi di sommare pezzi su pezzi, in uno «zuppone napoletano» che porterà alla superfetazione  di liste civiche. 

Partiamo dalla prima, fondamentale questione. Maresca e Manfredi non sono ancora candidati ufficiali. Su Manfredi l'accordo tra Movimento Cinque stelle, mai così debole, e Partito Democratico, pauroso di perdere di nuovo a Napoli, sembrerebbe cosa fatta. Cosa si attende? Manfredi come prima di lui gli altri papabili candidati Enzo Amendola e Roberto Fico attende una speranza che Napoli non finisca immediatamente commissariata per debiti.

Oggi l'attuale sindaco Luigi De Magistris, facendo quello che in dialetto partenopeo è definito «'o chianto a matalena», ovvero l'evangelico Pianto della Maddalena, ha preconizzato rivolte nel caso di un mancato "salva Comuni": «Napoli – ha detto il sindaco e candidato alla Regione Calabria – solo in questi 10 anni ha avuto 1,5 miliardi di euro di tagli. Entro il 2021 dovremmo recuperare un debito storico che non ci appartiene, che si dovrebbe stralciare perché ‘ingiusto'. Lasciare, in questo momento, indietro le città significa lasciare indietro il Paese e non assicurare i servizi ai cittadini. Sarà un disastro e rappresenterà la rivolta delle città».

Se arriverà un barlume di speranza sui disastrati conti cittadini, Manfredi si dirà pronto. È conosciuto solo da una parte della città, comunicativamente parlando non ha appeal, è tuttavia stimato e apprezzato da molti napoletani.  Gaetano Manfredi ha una certezza: nel Partito Democratico non sono tutti suoi amici e soprattutto dovrà render conto a Vincenzo De Luca e al suo vice Fulvio Bonavitacola che in queste ore è furiosamente occupato a tessere rapporti per consentire a don Vincenzo "la conquista" di Napoli. Il responsabile Enti locali dei Dem, Francesco Boccia, ha assicurato che l'alleanza con il M5s si farà, i 5 stelle non sono mai stati deboli come ora e accetteranno per non restare fuori dalla partita.

Ma non c'è solo Manfredi. Alessandra Clemente, così almeno va dicendo il suo sponsor De Magistris, non si ritirerà. E poi c'è una incognita bella grossa: Antonio Bassolino. Snobbato dal Pd, detestato dai maggiorenti made in Salerno, Bassolino è convinto che sarà l'ago della bilancia al secondo turno (che stavolta appare inevitabile a Napoli).

Sul fronte centrodestra, si attende  il tavolo interpartitico romano nel quale Lega, Forza Italia e Fratelli d'Italia per decidere tutto il piano delle candidature nazionali, ma Catello Maresca si sente piuttosto al sicuro. Non vuole il simbolo della Lega di Matteo Salvini, ma l'ex ministro dell'Interno verrà a fare campagna elettorale e non servirà un simbolo: basterà la foto per scatenare quel sentimento anti-leghista a Napoli piuttosto forte. Maresca è più giovane, comunica meglio e ha più appeal di Manfredi: si vota per il sindaco, non in un collegio blindato alle Politiche, conterà presentarsi, partecipare ai dibattiti (certo, sono difficili in questo periodo di Covid) e agli scontri televisivi.