La corona e la spada di San Michele Arcangelo sono state rubate in un santuario della provincia di Salerno

Le fiamme per distruggere il portone, poi il furto della corona e della spada di San Michele Arcangelo: un colpo messo a segno nella chiesa omonima di Calvanico, in provincia di Salerno, lasciando di stucco l'intera comunità. Sindaco, fedeli ma anche il Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi, Alfonso Raimo: tutti contro il gesto, chiedendo l'immediata restituzione del bottino. Portata via anche la pianola elettrica che si trovava all'interno della chiesa.
"Un atto vandalico che la Comunità intera e le Istituzioni rispondono condannando con fermezza e confidando negli inquirenti", scrive in una nota il Comune di Calvanico, aggiungendo che "il Comitato festa San Michele di Calvanico e i fedelissimi del pizzo, si sono precipitati sul posto in sinergia con il Comune di Calvanico, con il Parroco Don Salvatore Di Mauro per mettere in sicurezza il Santuario Diocesano. Il Vice Sindaco Francesco Gismondi, dichiara che un fatto analogo non si registra nella storia della Comunità Calvanico e nel contempo ringrazia il Comandante della Stazione Carabinieri di Fisciano Luogotenente Sacchinelli che unitamente al Personale della Polizia Municipale di Calvanico guidati dal Comandante Magg. De Pascale Lucio si sono recati sul posto per i rilievi del caso e per le attività di indagini". Infine, lanciato anche un "appello a chiunque fosse in possesso di elementi utili alle indagini di riferire anche in anonimato alle Forze di Polizia. Del caso sono stati avvisati i Vescovi della Diocesi di Salerno, Campagna, Acerno, quale massima Autorità Ecclesiastica Diocesana".
Proprio l'Arcidiocesi, presieduta dal Vescovo Ausiliare monsignor Alfonso Raimo, ha commentato: "Siamo costernati e addolorati per il danno provocato al portone, totalmente distrutto dalle fiamme, e per il furto sacrilego della corona e della spada dell'Arcangelo. Siamo però fermamente convinti che ben presto la radicata devozione del popolo saprà riportare la chiesa allo splendore che gli compete. L'oltraggio arrecato a quel luogo non solo non lede la devozione delle nostre popolazioni, ma ne consolida ulteriormente la fede. Preghiamo", ha continuanto monsignor Raimo, "per la conversione di coloro che hanno compiuto questo insano gesto perché si ravvedano e restituiscano quanto sottratto. L'ondata di sdegno che ha fatto seguito alla diffusione della notizia, deve aiutarci a comprendere la funzione di questi luoghi, autentiche pietre militari di una storia di fede che ha forgiato la nostra umanità".