Serve, ma nemmeno è necessario, leggere i commenti all'ultima video diretta Facebook del presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca: i commentatori non sono più quelli contenti della scorsa primavera, c'è rabbia e risentimento e ci sono tantissime persone offese dalle parole del governatore, sempre più fuori controllo, sempre più "a soggetto", senza un piano, pronto a spostare l'attenzione sulle sue colorite affermazioni per sviarla dalle evidenze, peggiori delle colpe: cosa è stato fatto da marzo ad oggi in Campania per affrontare l'ondata Covid in autunno? E chi lo sa.

Ieri Vincenzo De Luca usando i giornalisti come ‘donna dello specchio' ha rivolto le sue attenzioni ai genitori, agli insegnanti e addirittura ai bambini che a più riprese, a Napoli e nella sua Salerno, hanno civilmente protestato contro la chiusura delle scuole. Non una parola sui camorristi infiltrati nella manifestazione di una settimana fa, niente. Solo "mammine" e bambini Ogm cresciuti col latte al plutonio. Una manna dal cielo per video satirici e meme, Maurizio Crozza è in evidente difficoltà da tempo: la realtà supera la parodia comica.

I segnali di malcontento ci sono, eccome. Graziella Pagano che ora milita in Italia Viva ma ha visto e vissuto Pci, Pds, Ds e Pd quanto e come De Luca, lo avverte: «Al presidente, che appoggio con forza nel suo operato non risparmiando critiche quando lo ritengo, consiglio di chiedere scusa semplicemente. No sul corpo delle donne e sulla loro autonomia mai! All'uomo, all'amico di una vita, dico di riconoscere di aver detto una cosa che non ti corrisponde e riconoscerlo è un atto di forza non di debolezza».

La critica più strutturata arriva da una giovane donna del Partito Democratico che poco più di un mese fa era candidata proprio sostenendo De Luca alla Regione Campania: Antonella Pepe, 31 anni, di Apice, in provincia di Benevento. La sua è una lettera aperta che va riportata per intero:

Ho seguito la diretta del presidente Vincenzo De Luca. L'ennesima senza la possibilità di un contraddittorio, senza la presenza dei giornalisti. Insomma, l'ennesimo monologo e sempre meno divertente. Minacce, insulti, nessuna parola di comprensione della tragedia che si sta consumando.

Ho sostenuto Vincenzo De Luca candidandomi al consiglio regionale nelle fila del Partito Democratico. L'ho sostenuto convintamente e continuo a sostenerlo per la forza, la dedizione e l'azione messa in campo in Regione Campania per fronteggiare la diffusione del virus. Ha dovuto far fronte a ritardi atavici della nostra sanità, in meno di un mese ha prodotto il più grande e massiccio pacchetto di aiuti economici per scongiurare la catastrofe sociale, non hai mai abbassato la guardia anche quando tutto sembrava ormai dietro le nostre spalle.
Si è fatto poco, si è fatto tanto, si è fatto il possibile in una situazione drammatica già prima che il virus travolgesse le nostre vite. È chiaro che quanto fatto non è bastato e non basta a scongiurare un'ulteriore possibile tragedia e fa bene il presidente De Luca a tenere alta l'attenzione e prendere le decisioni che ritiene più giuste sulla base dell'andamento epidemiologico.
Ma ciò che è andato in scena questo pomeriggio non è più tollerabile. Non sono più tollerabili le invettive, il paternalismo, la caccia all'untore. Non è tollerabile ascoltare quelle parole utilizzate contro una madre, contro una donna che come tutte le donne italiane sta pagando più di tutti il prezzo della crisi. Non è tollerabile scaricare in teatrino il dramma sociale e psicologico dei bambini e degli adolescenti che non possono andare a scuola, perdendo spazi fondamentali di socialità e di crescita. E non è tollerabile lo scontro istituzionale.
In questo dramma collettivo servono parole diverse e c'entra ben poco la comunicazione. Abbiamo tutti bisogno di sentirci sicuri, meno soli e compresi.
Molto di quello che saremo domani passerà dalle parole che usiamo per raccontare questi giorni. Non sprechiamole.

Nel Partito Democratico non è stato compreso a fondo un elemento: siamo a novembre, i mesi corrono a passo di giava. In primavera 2021 a Napoli si voterà per il sindaco di Napoli. Il Pd immagina di aver vinto già, come nella favola di Esopo con la tartaruga e la lepre. Ma non ha ancora un nome, solo tanta gente – ministri, deputati, personalità varie – cui piace stare "alla finestra" senza iniziare con un atto di coraggio a dichiararsi e lavorare davvero per Napoli.

Il sindaco uscente Luigi De Magistris ha riposto la sua eredità amministrativa (e la sua speranza di sopravvivere politicamente) nelle mani di Alessandra Clemente, candidata ufficiale Dema da ormai due settimane. Donna, giovane, positiva moderata: esattamente il tipo di elettorato che il greve De Luca sta attaccando da settimane accusandolo di qualsiasi cosa.

Il governatore non ha più bisogno di essere eletto ma ogni suo gesto, ogni sua parola è letta come "linea" del Pd: del resto De Luca è l'uomo più in vista nel Partito Democratico dopo il segretario nazionale Nicola Zingaretti. Insomma: se De Luca insulta è il Pd che insulta. Se attacca, è il Pd che attacca. E se si fa detestare, questo sentimento si estende alla formazione politica che fra pochi mesi dovrà affontare una campagna elettorale. Continuate così, a farvi del male.