Oggi in Campania c'erano due troupe di tv nazionali per raccontare la fase di impennata dei contagi Covid: ad entrambe è stato vietato di accedere all'ospedale Cotugno di Napoli, il presidio infettivologico in prima linea contro il virus. Non solo. Alla troupe del Tg3 Regionale Campania che da mesi staziona in un'area riservata nei pressi dell'ospedale  è stato detto chiaro e tondo di far fagotto. Da marzo, ovvero dall'inizio della pandemia è la prima volta che accade una cosa simile. Il motivo? Ieri una nota protocollata e firmata dagli alti papaveri del settore sanità campano impone il silenzio stampa: «È pertanto inibito a tutti gli organi aziendali rilasciare informazioni e interviste o intrattenere collaborazioni con i predetti organi senza espressa autorizzazione di questa unità di crisi», si legge. Dunque dirigenti sanitari (dai primari ai direttori delle Asl) dovranno avere un via libera della politica, cioè degli uomini di Vincenzo De Luca, per comunicare come stanno le cose sul Covid in Campania.

Questa stretta sulla libertà di informazione avviene in un momento particolare: in Campania c'è una impennata di casi; De Luca sta andando in aperta controtendenza rispetto al governo Conte su ogni aspetto della gestione della pandemia. È andato al Viminale minacciando fuoco e fiamme è tornato da agnellino, perché il Capo della Polizia e il ministro dell'Interno gli hanno fatto capire che non è un Generalissimo e che non può disporre come vuole di Polizia e Carabinieri – che, forse De Luca è distratto – non devono solo inseguire i cretini senza mascherina ma risolvere omicidi e dare la caccia ai camorristi.

Si è votato il 20 e 21 settembre e De Luca ha incassato il 70 percento dei consensi; siamo al 6 ottobre: sarebbe ancora così il risultato? L'unico elemento fondante della vittoria deluchiana è stato imporre una narrazione vittoriosa sul Covid «abbiamo fatto un miracolo»; «Campania a testa alta»; «Ci siamo mossi prima di tutti». Sappiamo che il virus non si muove soltanto nei baretti o dopo le 22 di sera, sappiamo che i trasporti pubblici, altro potenziale vettore di contagio, sono strapieni. Sappiamo che i Covid Center pagati oro sono in parte clamorosamente chiusi. Sappiamo che ci sono attrezzature non usate come stock di ventilatori polmonari. Sappiamo che c'è una inchiesta -giudiziaria importante e preoccupante che in parte trae sviluppo dai reportage di questo giornale. La preoccupazione fortissima della Regione Campania è sul quotidiano bollettino non dei contagi, ma dei posti letto liberi: perché mentre sui contagiati si può sempre gridare contro la movida e chi non usa la mascherina, sui posti letto no, la Regione è l'unica responsabile.

Sappiamo che la narrazione vittoriosa si sta sfarinando ed era inevitabile. Ora però la stretta sulla libertà di informazione colpisce uno dei punti nevralgici della lotta al Covid: l'ospedale Cotugno. La Regione ha annunciato che nominerà un «referente» unico nei rapporti con la stampa. Quindi avremo la velina ben servita ogni giorno. E toccherà separare il grano dalla pula con ancora maggior attenzione.