Zona rossa proclamata la sera sul tardi, e di mattina varchi di controllo non ancora approntati. Così nella notte, e alle prime ore del mattino, chiunque è stato libero di lasciare l'area, decidendo in qualche caso di non farvi rientro per non restare bloccato. È quello che è successo a Sant'Antonio Abate (Napoli), dove dalla sera dell'11 agosto 2020 via Croce di Gragnano è stata proclamata nuova mini zona rossa, con isolamento domiciliare per tutti i residenti. Il motivo è il focolaio di coronavirus che si è sviluppato negli ultimi giorni nel comune del Napoletano, dove sono state contagiate 26 persone, molte delle quali vivono proprio in quel chilometro e duecento metri di strada. Il contagio sarebbe partito, stando a quanto accertato dall'Asl, da personale delle strutture “La Sonrisa” e “Hotel Villa Palmentiello”, per le quali è stata disposta la chiusura con la stessa ordinanza (la numero 67 dell'11 agosto 2020).

I problemi legati ai "tempi tecnici", quelli che per forza di cose devono passare tra l'acquisizione di una ordinanza e l'organizzazione delle misure per farne rispettare le disposizioni, nei fatti si traducono in un mancato reale controllo sulla diffusione del contagio. "La Regione ha creato una mini zona rossa in una strada dove abbiamo ben 16 contagiati – spiega a Fanpage.it il sindaco di Sant'Antonio Abate, Ilaria Abagnale – è un mini lockdown sul nostro territorio. I varchi sono stati creati questa mattina alle otto (il 12 agosto, ndr), perché avevamo bisogno di fare un briefing con le forze dell'ordine per vedere come coprire l'area di interesse". Da ieri il Sindaco, con ordinanza comunale, ha disposto la chiusura di parchi, uffici e chiese e l'obbligo di usare le mascherine anche all'aperto su tutto il territorio comunale.

In realtà qualcuno, come appurato da Fanpage.it, malgrado l'ordinanza regionale fosse già in vigore è ugualmente uscito dalla nuova mini zona rossa per andare al lavoro. Tornando a casa, ha trovato i varchi e ha capito che, una volta dentro, sarebbe finito in quarantena. E così c'è anche chi si è organizzato, cercando ospitalità in casa di parenti o amici, per evitare di sottostare alle misure.