Flavio Briatore ha la «prostatite ai polmoni», gli studenti universitari li avrebbe presi con il lanciafiamme. I runner erano cinghialoni in giro, i ragazzi davanti ai bar sono «allegri e ammucchiati che fanno la movida», gli ambulanti in strada vendevano «zeppole condite con una bella crema al Coronavirus». Vincenzo De Luca ne ha avuta una meglio dell'altra per ogni categoria professionale o personaggio contagiato dal Covid in questo periodo. Oggi però, durante la diretta del venerdì, si è improvvisamente ammorbidito quando si è trattato di parlare del presidente del Calcio Napoli Aurelio De Laurentiis.

La storia la conosciamo tutti: De Laurentiis è affetto da Covid ed è a Roma in cura (trasferito da Capri). Nei giorni scorsi aveva leggeri fastidi intestinali attribuiti ad una cena pantagruelica e in assenza di tampone positivo si è messo in viaggio per Milano pur risultando poi al ritorno in effetti contagiato. «Un augurio affettuoso a De Laurentiis e a sua moglie – ha detto Vincenzo De Luca in diretta -. Un augurio sincero di pronta guarigione». E poi aggiunge, quasi evangelico: «Ricordatevi che le nostre famiglie e le nostre imprese contano mille volte di più delle bandiere di partito…».

E pensare che per mesi è stato proprio l'attuale presidente della Regione Campania, ora in campagna elettorale, a tuonare contro qualsiasi forma di vita e pure con le entità paranormali: battute (alcune divertenti, altre meno) ironie più o meno grevi, minaccia di ordinanza chiudi-tutto e tutti, strali sull'utilizzo delle mascherine sempre e comunque e sulla necessità di distanziamento sociale. È bastato che la malattia colpisse il buon amico DeLa – che peraltro pochi giorni fa aveva demolito a suon di tweet lo sfidante Stefano Caldoro – per addolcire il 71enne presidente ricandidato. Meglio tardi che mai. Chissà se alla luce di tutto ciò non ci sia da chieder scusa a qualcuno