Cosa è il Napoli Group, l’organizzazione di falsari che ha inventato la banconota da 300 euro
Ci vuole una bella faccia tosta, a presentarsi in un negozio e a tirare fuori una banconota da 300 euro. Chiunque si renderebbe conto di avere davanti carta straccia. Eppure, è quello che ha fatto un falsario in Germania. Ed è filato tutto liscio: carta ottima, stampa eccellente, transazione eseguita e resto consegnato. Aneddoto che sembra uscito da un film comico, invece a diffonderlo sono stati i carabinieri, al termine di una indagine su un gruppo specializzato nella contraffazione di banconote; anno 2014, una cinquantina di arresti e una pista precisa: quella banda era parte del "Napoli Group", che all'epoca, secondo gli investigatori, era responsabile della diffusione del 90% di banconote false in Europa.
Le indagini avevano rivelato che non si trattava di una banda singola, ma di una sorta di cartello, composto da almeno 11 organizzazioni criminali, ognuna con un settore e un'area specifici. Ad accomunare tutti, però, era un know-how: quello necessario a trasformare un foglio di carta in una banconota capace di ingannare la maggior parte dei controlli.
Le indagini sul Napoli Group in tutta Europa
Nel 2017 si chiude l'inchiesta della Guardia di Finanza chiamata "La banda degli onesti", in omaggio al famosissimo film con Totò, Peppino de Filippo e Giacomo Furia: due stamperie individuate (a Casavatore e a Frattamaggiore), 19 misure cautelari, oltre 11 milioni di euro falsi sequestrati.
Passa appena un anno e i riscontri arrivano anche dall'estero. Nel 2018 un'inchiesta in collaborazione tra Italia e Francia sfocia in 22 arresti. Le banconote, per un totale di 60 milioni di euro, venivano smerciate in Francia ma, anche stavolta, venivano prodotte a Napoli. Nel 2019 c'è un altro maxi sequestro (36 milioni di euro) in una maxi stamperia a Pomigliano, ancora una volta ad operare sono le fiamme gialle, che arrestano due falsari.
Tra il 2022 e il 2024 le indagini, col supporto di Europol ed Eurojust, dimostrano che i falsari sono arrivati anche in Austria. E che prendono accordi su Telegram e si fanno pagare in criptovalute.
Il 2024 è anche l'anno della maxi operazione coordinata dalla Dda e condotta dai carabinieri, che dimostra la diffusione dei soldi falsi anche in Germania, Belgio, Paesi Bassi, Francia e Spagna, con base operativa nel quartiere Mercato. E, nello stesso anno, i finanzieri trovano un'altra stamperia, con un sequestro record: 48 milioni di euro, freschi di stampa, in un capannone di Ponticelli.
L'ultima grande operazione a carattere transnazionale, in collaborazione con Francia, Germania, Spagna e Belgio, si è chiusa nel maggio 2026 con 12 misure cautelari: quartier generale ai Quartieri Spagnoli ma vendita tramite Telegram in tutta Europa con pagamenti esclusivamente in criptovalute.
Oltre dieci anni di indagini, seguite da decine di arresti e sequestri, ma il cartello è ancora attivo. Come testimonia la scoperta dell'ennesima cellula, scovata dalla Guardia di Finanza alla fine di settembre: 12mila banconote da 50 e 20 euro finite sotto sequestro, tre persone in manette, due sedi operative identificate.
La prima si trovava nel capannone di una tipografia in zona Capodichino, e lì veniva preparata la carta filigranata con gli ologrammi impressi. La seconda, invece, è quella che costituisce la rivoluzione del gruppo criminale: stampanti digitali invece delle macchine offset, una innovazione che ha ridotto spazi necessari e rumore, permettendo di stampare migliaia di banconote in una tipografia abusiva al piano terra di un edificio residenziale del Parco Margherita, a Chiaia, nel pieno centro di Napoli.
I collegamenti con la camorra
Nel 2014, all'epoca della prima grande operazione contro il Napoli Group, non erano emersi collegamenti con la criminalità organizzata di tipo mafioso, anche se già due anni prima era stata evidenziata una sorta di "collaborazione": i costosi macchinari potevano essere finanziati da personaggi minori dei clan, figure di secondo piano ma con grossi capitali illeciti da investire.
Ma i successivi approfondimenti investigativi hanno documentato che, nei fatti, quello dei soldi falsi è un affare in cui i clan vogliono entrare anche direttamente. Del resto, i guadagni sono notevoli: i costi di produzione sono relativamente bassi e una banconota contraffatta viene smerciata ad un valore tra il 10 e il 20% del valore nominale, con margini altissimi.
Il caso più significativo è quello dell'operazione del 2024: la base operativa, in zona Mercato-Pendino, era in un territorio sotto il controllo criminale dei Mazzarella, e i falsari avrebbero versato al clan un pizzo "a piacere", decidendo quanto e quando pagare. La contestazione dell'agevolazione al clan è però caduta in tribunale: al termine del processo di primo grado è stata esclusa quella aggravante.