Condono in Campania, il centrodestra ci riprova nel Milleproroghe. Roberto Fico: “Resto della stessa opinione”

«Sono emendamenti, sul Milleproroghe…io aspetto di vedere il testo e poi ne parliamo», dice Roberto Fico, presidente della Regione Campania, commentando la notizia dei nuovi emendamenti del centrodestra che chiedono la riapertura del condono edilizio del 2003, inserita e poi stralciata in extremis dalla legge di bilancio. «Resto della stessa opinione, sì», dice ai cronisti che gli chiedono se la sua linea sarà quella espressa durante la campagna elettorale per le Regionali, ovvero di impedire sanatorie edilizie. Del resto anche il Movimento Cinque Stelle nazionale ha attaccato il tentativo di infilare il condono nel Milleproroghe: «Siamo di fronte a un accanimento ideologico contro la legalità e la sicurezza del nostro Paese» ha detto Agostino Santillo, parlamentare del M5s, vicepresidente della Commissione Ambiente alla Camera.
Sono tre gli emendamenti, sostanzialmente identici, depositati alle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio della Camera dei Deputati da Fratelli d'Italia (prima firmataria Imma Vietri), Lega (primo firmatario Gianpiero Zinzi) e da Forza Italia (prima firmataria Annarita Patriarca) che chiedono di riaprire i termini della sanatoria voluta nel 2003 dall'allora premier Silvio Berlusconi, condono che in Campania fu bloccato dall'allora governatore Antonio Bassolino. Quest'ultimo si rifiutò di applicarlo in regione.
La norma proposta negli emendamenti, prevede che siano siano suscettibili di sanatoria edilizia, tra l'altro, «opere realizzate in assenza o in difformità del titolo abilitativo edilizio e non conformi alle norme urbanistiche» così come lavori di ristrutturazione, restauri e manutenzione straordinaria effettuati senza autorizzazioni. Il condono è esteso «nell'ambito dell'intero territorio nazionale, purché non rientrino nei casi d'insuscettibilità assoluta di sanatoria», subordinato quindi al rispetto delle norme tecniche antisismiche e, per gli immobili in aree vincolate, a quanto previsto dalla legge 47 del 1985. La disposizione prevede inoltre la sospensione di tutti i procedimenti e provvedimenti sanzionatori e giurisdizionali, anche penali ed esecutivi, fino alla definizione delle istanze di sanatoria presentate.
Come farebbe la Regione Campania a bloccarlo? Esattamente come 23 anni fa: nel caso in cui fosse recepito uno dei tre emendamenti, diventando quindi un articolo di legge, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della norma, le Regioni dovrebbero adottare una legge di attuazione per stabilire condizioni, modalità e limiti di ammissibilità delle sanatorie. La Campania, in cui c'è – va detto – un alto numero di pratiche di condono edilizio pendenti – semplicemente rifiuterebbe di legiferare sull'argomento.