Condannata per mezzo milione industria di dolci di Giffoni Sei Casali: “Corsi di formazione mai fatti e incentivi per comprare macchinari mai usati”

Danno erariale da oltre mezzo milione di euro per una industria dolciaria di Giffoni Sei Casali, in provincia di Salerno: avrebbe ricevuto agevolazioni fiscali per comprare macchinari e migliorare la produttività. Ma non li avrebbe mai usati. Fantasma anche la formazione che avrebbe dovuto fare al personale. Per questi motivi, la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale della Campania, ha condannato la società e il suo legale rappresentante, al pagamento di oltre 551 mila euro in favore dell'Agenzia delle Entrate a titolo di danno erariale. La decisione, contenuta nella sentenza 139/2026, riguarda, precisamente, l'indebita compensazione di crediti d'imposta ottenuti tra il 2020 e il 2022 per investimenti nel Mezzogiorno e formazione del personale.
Inchiesta sugli anni del Covid: 2020-22
L'inchiesta coordinata dalla Procura della Corte dei Conti, guidata dal presidente Giacinto Dammicco – sostituti procuratori Gaetano Gigliano e Raffaele Cangiano – indagini delegate alla Guardia di finanza di Cava de Tirreni, si concentra sugli anni d'imposta della pandemia Covid, tra il 2020 e il 2022. Secondo quanto accertato dai giudici contabili, la società beneficiaria, non avrebbe realizzato alcuna delle finalità per le quali ha ottenuto il beneficio, generando crediti d'imposta risultati in parte "non spettanti" e "inesistenti", con conseguente insorgenza dell'obbligo di restituzione all'Erario di tutto quanto compensato mediante crediti d'imposta.
I macchinari comprati con gli incentivi mai usati
I macchinari acquistati con gli incentivi sono stati trovati mai utilizzati e addirittura ancora imballati, senza alcun incremento della capacità produttiva; mentre i corsi di formazione dichiarati dalla società non sarebbero mai stati svolti, con carenza di documentazione e riscontri negativi da parte dei dipendenti". Per i giudici contabili, "è stato in tal modo tradito lo scopo delle agevolazione fiscali che è ‘comunque connotato dalla finalizzazione a un obiettivo di interesse pubblico, cioè per un verso, all'aumento della capacità produttiva delle imprese localizzate in aree individuate come particolarmente abbisognevoli di incentivo allo sviluppo anche sotto il profilo occupazionale -in sintesi, ad investimenti nel Mezzogiorno- e per altro verso, all'accelerazione del processo di trasformazione tecnologica e digitale delle piccole e medie imprese mediante la qualificazione delle competenze del personale'".
In altri termini, nessuno dei citati finanziamenti, legati al risultato dell'aumento della capacità produttiva (l'uno) e alla formazione del personale (il secondo) avrebbe prodotto i risultati indicati dalla società. Quest'ultima ha avuto il finanziamento "lucrando denaro pubblico mediante il meccanismo dei crediti di imposta (compensati, complessivamente, per 551.361,00 euro) – scrive la procura contabile – Il danno erariale è stato quantificato in 289.780 euro per gli investimenti nel Mezzogiorno e in 261.580 euro per la formazione, per un totale di 551.360 euro". La Corte ha ritenuto sussistente la responsabilità amministrativa a titolo di dolo, evidenziando che "le risorse pubbliche sono state utilizzate in violazione delle finalità previste dalla legge".