Comune di Caserta, Tar Lazio conferma lo scioglimento per camorra: respinto il ricorso di Marino. Si vota a maggio

Il Tar del Lazio conferma lo scioglimento del Comune di Caserta per infiltrazioni camorristiche deciso dal Consiglio dei Ministri, un anno fa, il 18 aprile 2025, su proposta del ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Respinto il ricorso dell'ex sindaco Carlo Marino, che aveva impugnato l'atto e chiesto di annullare la decisione. A Caserta, quindi, si voterà il 24 e 25 maggio prossimi per il rinnovo del consiglio comunale e l'elezione del nuovo sindaco.
L'ex primo cittadino Carlo Marino, avvocato di professione, aveva contestato la decisione del Consiglio dei Ministri, definendola "ingiusta e dannosa per Caserta". L'ex sindaco era stato rieletto nel 2021 per il secondo mandato, alla guida di una coalizione di centrosinistra trainata dal Pd ed era anche Presidente dell'Anci Campania, l'associazione dei Comuni. Avrebbe concluso il mandato nel 2027.
Con Marino si erano costituiti gli ex consiglieri comunali Massimo Russo e Michele Picozzi, mentre dalla parte, oltre alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, al Viminale e alla Prefettura di Caserta, si era costituito anche l'ex consigliere Donato Aspromonte. Nella sentenza, pubblicata oggi, mercoledì 1 aprile, il Tar scrive che "gli elementi indiziari citati nella proposta ministeriale – tra i quali, in particolare, il sostegno elettorale da parte di esponenti del clan mafioso e la ricorrente presenza di soggetti legati ai clan negli affidamenti pubblici, nota agli amministratori locali – valutati non atomisticamente, bensì nel loro complesso, gli uni alla luce degli altri, appaiano idonei a supportare, in termini di plausibilità e ragionevolezza, il giudizio dell'Amministrazione in merito all'esistenza di collegamenti, diretti o indiretti, tra amministratori locali e soggetti affiliati o vicini alla criminalità mafiosa".