Sergio, nome di fantasia, è un cittadino della provincia di Napoli che ha raccontato la sua incredibile storia alle prese con l'Asl Napoli 3 Sud. Ha una moglie ed un figlio con cui è stato in vacanza in Grecia nel mese di agosto. Al ritorno in Italia sapeva di essere obbligato a sottoporsi al tampone per il Covid 19. Le analisi sul campione biologico fatte dalla Asl Napoli 3 Sud, hanno rilevato la sua positività, mentre moglie e figlio sono risultati negativi. Sebbene ci sia l'anomalia di un solo positivo su tre persone che convivono sotto lo stesso tetto e formano una famiglia, fin qui si tratterebbe di un semplice caso di contagio. Ma lo sviluppo della vicenda mette a nudo la disorganizzazione del sistema sanitario campano nella mappatura del virus sul territorio regionale. Caos e inspiegabili dikat condiscono questa incredibile storia. Sergio non ha mai avuto il Covid, eppure è stato costretto ad una quarantena che è andata ben oltre i 14 giorni.

Test sierologico negativo, ma la Asl non lo riconosce

Biologo di professione, Sergio non si perde d'animo e si sottopone a test sierologico privatamente, pagando di tasca sua. "Mi sono rivolto ad un laboratorio ed ho fatto un triplice test, sia io che mia moglie e mio figlio – ci spiega – i primi due test erano test rapidi, il terzo era un'analisi del sangue fatta con un kit della Roche che attualmente viene considerato il più affidabile al mondo". Risultato? Tutti i test hanno dimostrato la negatività al Covid dell'intera famiglia. "Il test non solo diceva che non avevo il Covid – spiega Sergio – ma che non ero mai entrato in contatto con il virus". A questo punto, sempre in quarantena già dall'esito del primo tampone, Sergio chiama l'Asl: "Diciamo che per chiamare ho installato una app sul telefono, perché non rispondono mai e la app chiamava in continuazione fino a quando non rispondeva qualcuno". Il biologo comunica alla Asl Napoli 3 l'esito negativo del test sierologico, e qui arriva la sorpresa: "Dalla Asl mi hanno detto che loro non riconoscono il test sierologico in qualsiasi modalità esso sia stato fatto, una circostanza sconcertante visto che migliaia di professori in questi giorni si stanno sottoponendo a test sierologico. Quindi il sierologico è valido? O non è valido?". Quesito legittimo, ma per l'Asl non c'è nulla da fare, deve continuare la quarantena.

Tampone perso : "Dateci una mano, abbiamo sbagliato cognome"

Ma al quattordicesimo giorno di quarantena, dalla Asl Napoli 3 non si fa sentire nessuno. Nonostante la famiglia continuasse a chiamare, nessuno risponde e nessuno contatta Sergio che deve essere sottoposto al tampone di controllo, nonostante l'esito del test sierologico privato. "A quel punto mandiamo i nostri familiari alla Asl Napoli 3 perché non sapevamo che fare, dopo due giorni ci contattano i sanitari di Campania Emergenza". Si tratta di un'azienda privata che in appalto per l'Asl Napoli 3 sta effettuando i tamponi a domicilio che quindi non vengono eseguiti direttamente dalla struttura pubblica, il che implica che i campioni biologici vengono passati di mano in mano prima delle analisi. Ed infatti ecco l'ennesima disavventura. "Già quando sono venuti a farmi il tampone di controllo sbagliavano continuamente il mio cognome, nonostante io li correggessi puntualmente. Ed infatti dopo qualche chiamo l'Asl e scopro che si erano persi il mio tampone, perché avevano sbagliato il cognome. Mi hanno chiesto una mano per risalire al mio campione biologico". I due tamponi di controllo danno esito negativo, ma Sergio a questo punto non si fida molto della sanità pubblica e decide di sottoporre nuovamente se stesso e la sua famiglia ad un nuovo test sierologico. Anche questo risulta negativo: "Complessivamente io ho fatto 3 tamponi e due test sierologici, ho passato a casa quasi 20 giorni, ho speso soldi di tasca mia e non ho mai avuto il Covid, nonostante le evidenze che avevo fornito alla Asl". Il test sierologico infatti attraverso l'analisi del sangue, è in grado non solo di dire se si ha il Covid ma anche se lo si ha avuto in passato. Sergio non è mai entrato in contatto con il virus. "Ho perso 3 settimane di lavoro, ho vissuto con la paura di infettare mia moglie e mio figlio perché la Asl ha comunicato che dovevano per forza stare con me nella stessa abitazione, mi sono sentito impotente, senza diritto di replica nonostante l'evidenza scientifica. Questa è malasanità".