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Campi Flegrei

Campi Flegrei, l’Ingv: “Le condizioni attuali del vulcano non sarebbero in grado di generare un’eruzione”

Un nuovo studio sul vulcano dei Campi Flegrei, condotto dall’Ingv e dall’Università di Ginevra, suggerisce che, allo stato attuale, non ci sarebbero le condizioni necessarie per consentire una eruzione.
A cura di Valerio Papadia
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Una fumarola dei Campi Flegrei
Una fumarola dei Campi Flegrei
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Il vulcano dei Campi Flegrei è considerato uno dei più pericolosi al mondo e, per questo, è anche uno dei più monitorati. Proprio dai dati costantemente ricavati dall'osservazione del vulcano nasce il nuovo studio dall'Ingv (l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) e dall'Università di Ginevra, pubblicato sulla rivista specializzata "Communications Earth and Environment" con il titolo di "Scenario-based forecast of the evolution of 75 years of unrest at Campi Flegrei caldera (Italy)". Lo studio delinea la possibile evoluzione del bradisismo, fenomeno tipico dei Campi Flegrei, nel prossimo futuro, sottolineando che, stando a quanto osservato finora, il vulcano non avrebbe le condizioni necessarie affinché si verifichi un'eruzione.

Il nuovo studio si basa sull'assunto che vuole che l'attuale crisi del bradisismo, iniziata nel 2005 ormai, sia determinata da successive intrusioni di magma a una profondità di 4 chilometri. "Si è scelto di partire da questa assunzione poiché è quella più cautelativa per gli abitanti dell’area flegrea soggetti alla pericolosità vulcanica e permette, quantomeno, di definire un possibile scenario evolutivo" ha dichiarato Stefano Carlino, ricercatore dell'Ingv e co-autore dello studio.

Evoluzione temporale del volume di magma e dei fluidi in eccesso a diverse temperature (Ingv)
Evoluzione temporale del volume di magma e dei fluidi in eccesso a diverse temperature (Ingv)

"I calcoli da noi eseguiti suggeriscono che, nonostante potrebbe essere presente magma potenzialmente eruttabile a circa 4 chilometri di profondità e la sovrappressione interna al serbatoio magmatico potrebbe essere sufficiente per fratturare la crosta che lo circonda, un’eruzione sarebbe ostacolata dalla combinazione di diversi fattori, tra cui il ridotto volume del serbatoio magmatico e la deformazione viscosa della crosta circostante" ha detto invece Luca Caricchi, professore ordinario all'Università di Ginevra e anch'egli co-autore dello studio.

Secondo Charline Lormand e Guy Simpson dell'Università di Ginevra e altri co-autori dello studio "il ridotto volume del serbatoio magmatico, in particolare, rappresenta attualmente uno degli ostacoli maggiori all’eruzione, poiché un’eventuale fuoriuscita di magma da esso determinerebbe un repentino abbassamento della pressione interna che, a sua volta, non fornirebbe al magma energia sufficiente per arrivare in superficie".

Campi Flegrei, una eruzione potrebbe essere possibile tra decine di anni

Nel nuovo studio sui Campi Flegrei si evidenzia, però, anche che, se la dinamica di sollevamento dovesse proseguire, anche in futuro, con valori simili a quelli osservati attualmente, in alcune decine di anni la sorgente magmatica potrebbe raggiungere una condizione tale da generare un'eruzione, con un accumulo di magma che potrebbe essere a quello che alimentò l'eruzione nei Campi Flegrei del 1538.

"Tuttavia, come detto, i risultati del nostro studio derivano dall’assunzione che il bradisismo degli ultimi 75 anni, dunque il sollevamento del suolo, sia stato alimentato dal magma profondo in risalita e, in parte, dai fluidi da questo fuoriusciti: si tratta di una condizione possibile, ma non facile da verificare" ha detto ancora Carlino. "Inoltre, è importante sottolineare che nonostante anche precedenti lavori abbiano evidenziato numerose fratture nella crosta dei Campi Flegrei, le condizioni attuali non risultano idonee a un evento eruttivo" ha invece precisato Tommaso Pivetta, ricercatore Ingv e co-autore dello studio.

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