Regione Campania, assessore col quinto dello stipendio pignorato dall’Agenzia delle Entrate

È una delle cose di cui si parla in queste ore a Palazzo Santa Lucia: l'assessore (o assessora) della Regione Campania che ha avuto il quinto dello stipendio pignorato dall'Agenzia delle Entrate. Il nome non è dato sapere: agli atti c'è un «omissis» sui dati anagrafici. La storia tuttavia la si può ricostruire dagli atti. Qualche giorno fa, l'Amministrazione ha disposto il rimborso di somme trattenute a un assessore dopo la regolarizzazione della sua posizione fiscale. La Direzione Generale per le Risorse Finanziarie ricostruisce i fatti: un componente della Giunta regionale («assessore non consigliere») guidata da Roberto Fico aveva subìto trattenute sulla retribuzione netta in due occasioni: a marzo 2026, in relazione ai mesi di gennaio e febbraio.
È il classico quinto dello stipendio trattenuto, disposto a seguito di una segnalazione dell'Agenzia delle Entrate-Riscossione relativa a un'inadempienza fiscale. Nella Pubblica amministrazione c'è una norma che regola questo meccanismo, è l'articolo 48-bis del dpr 602/1973 e che impone alle Pubbliche Amministrazioni, incluse le Regioni, l'obbligo di verificare, prima di effettuare pagamenti di importo superiore a 5.000 euro (o 2.500 euro dal 2026 per alcune tipologie di compensi), «se il beneficiario è inadempiente all'obbligo di versamento derivante da cartelle di pagamento».
La storia si è chiusa rapidamente: l'assessore ha provveduto a sanare la propria posizione, pagando quanto dovuto. Di conseguenza, l'Agenzia delle Entrate-Riscossione «ha rinunciato al pignoramento nei suoi confronti» con atto del 17 marzo 2026. A quel punto, secondo il decreto, «occorre procedere alla restituzione delle somme trattenute». La dirigente di settore ha quindi ordinato il rimborso della somma netta complessiva, da accreditare sul conto corrente dell'interessato. Il pagamento sarà prelevato dal bilancio gestionale 2026, capitolo dedicato alle indennità dei componenti della giunta.