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Camorra e politica a Sant’Antimo, all’imprenditore Antimo Cesaro sequestro per 8 milioni

Beni per 8 milioni di euro sono stati sequestrati all’imprenditore Antimo Cesaro, condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio politico mafioso.
A cura di Nico Falco
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Immagine di repertorio
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Sei immobili, due terreni, quote di compartecipazione societarie, conti correnti: ammonta a 8 milioni di euro il valore dei beni sequestrati ad Antimo Cesaro, già condannato a 11 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio politico mafioso (in relazione alle elezioni comunali di Sant'Antimo del 2017) e ritenuto vicino al clan Puca, col quale avrebbe gestito anche un noto centro polidiagnostico nella cittadina del Napoletano. Dagli accertamenti del Ros era emersa, sul conto dell'imprenditore, una evidente sproporzione reddituale e patrimoniale.

Il provvedimento di sequestro beni, finalizzato alla confisca, è stato emesso dal Tribunale di Napoli (seconda sezione misure di Prevenzione) su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea ed è stato eseguito oggi, 30 aprile, dai carabinieri del Raggruppamento Operativo Speciale di Napoli. In particolare, riguarda 6 immobili e 2 terreni ubicati nella provincia di Napoli e dell’Aquila, 4 quote di compartecipazione societarie di aziende operanti prevalentemente nel settore sanitario ed edile, conti correnti e polizze assicurative intestate al proposto ed ai suoi familiari, destinatari del provvedimento ablativo in quanto terzi interessati.

Il destinatario del provvedimento, viene evidenziato nella misura, appartiene a una nota famiglia di imprenditori di Sant'Antimo, attivi nel settore edilizio, immobiliare e in quello sanitario, il cui rappresentante più in vista è Luigi Cesaro (non coinvolto in questo procedimento), ex deputato e senatore di Forza Italia e del Pdl che ha ricoperto anche il ruolo di presidente della Provincia di Napoli; Antimo Cesaro viene ritenuto contiguo al clan Puca (che fa capo a Pasquale Puca alias Pasqualino ‘o Minorenne) e viene ritenuto imprenditore colluso insieme ai fratelli Aniello e Raffaele.

La proposta di sequestro parte dagli accertamenti patrimoniali del Ros di Napoli sviluppati sulla base degli esiti processuali dell'indagine "Antemio", condotta dal 2017 al 2020 sui clan Puca, Ranucci e Verde, attivi nei territori di Sant'Antimo e zone limitrofe; dall'inchiesta era scaturito il processo che, in primo grado, si era concluso con le condanne per 21 imputati riconosciuti colpevoli, a vario titolo, di associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, voto di scambio politico – mafioso, estorsione, corruzione, turbata libertà degli incanti, tentato omicidio, intestazione fittizia di beni ed altro. Tra i condannati c'erano stati anche i tre fratelli Cesaro: 11 anni di reclusione per Antimo, dieci anni e sei mesi per Aniello e Raffaele.

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