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Bracconieri di polpi nel Parco protetto della Gaiola presi dalla Guardia Costiera: “Sono un rischio per la Posidonia”

Raid di pescatori di frodo nel Parco Marino della Gaiola per la pesca illegale dei polpi. Fermati due bracconieri dalla Guardia Costiera.
A cura di Pierluigi Frattasi
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Bracconieri di polpi fermati dalla Guardia Costiera all'interno del Parco Marino sommerso della Gaiola, la famosa spiaggia di Posillipo a Napoli. Stavano razziando i famosi cefalopodi che vivono lungo la costa con la pesca di frodo illegale. "Sono stati fermati in tempo dalla Capitaneria di Porto di Napoli mentre erano all'interno dei confini – spiega Maurizio Simeone, direttore del Parco – ieri mattina alle prime luci dell'alba. I due, specializzati in pesca di polpi con polpara, da tempo erano monitorati tramite il sistema di video-sorveglianza del Parco per le loro continue incursioni all'interno dell'area marina protetta. Tali attività illegali oltre a depauperare il popolamento biologico del Parco, stavano compromettendo le attività di ricerca scientifica e habitat restoration che l'Ente gestore sta portando avanti in collaborazione della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli".

I raid dei pescatori di frodo alla Gaiola

L'area marina della Gaiola è ricca di vita: flora e fauna unici al mondo che popolano i fondali, grazie all'attività del Parco. Ovviamente, la pesca all'interno dei confini è illegale. Il mare è così pescoso perché da anni i ricercatori hanno avviato progetti di riqualificazione e ripopolamento, per salvare un'oasi marina da inquinamento e devastazione, come quello della riforestazione di Posidonia oceanica attualmente in corso. Ciò nonostante, i bracconieri fanno continue incursioni, per depredare l'area marina dei ricci di mare e dei polpi, da rivendere poi al mercato nero, dove finiscono alla fine in pescherie e ristoranti.

"Negli ultimi mesi – spiega il Parco della Gaiola – le polpare illegali avevano danneggiato le biostuoie che i ricercatori stanno collocando sui fondali del parco per il progetto di riforestazione di Posidonia oceanica attualmente in corso. Le giovani piantine vengono infatti innestate su particolari biostuoie formate da rete metallica e fibra di cocco che serve per bloccare i germogli sul fondo il tempo necessario a farli radicare.I ricercatori nelle ultime settimane avevano già trovato due biostuoie sradicate dal fondo dagli ami delle polpare. Mesi e mesi di paziente lavoro per raccogliere i semi, farli germogliare ed andarli a piantumare sui fondali che rischiavano di andare in fumo".

"Doppio danno quindi – conclude il Parco – mattanza continua di polpi e danneggiamento di un importantissimo progetto di ricerca. E la cosa assurda è che le attività di tutela e riforestazione dei fondali del parco servono proprio per garantire la sopravvivenza ed il ripopolamento della costa di posillipo e quindi anche il futuro della piccola pesca artigianale costiera. Un ringraziamento agli uomini della Guardia Costiera per l'operazione di questa mattina ed in generale un ringraziamento a tutte le forze dell'ordine in mare che supportano il Parco nelle attività di controllo e tutela".

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