Bimbo trapiantato al Monaldi, i genitori convocati d’urgenza in ospedale: ipotesi nuovo cuore disponibile

Sono stati convocati d'urgenza all'ospedale Monaldi i genitori del bimbo di due anni e quattro mesi a cui, a dicembre, venne impiantato un cuore "bruciato": a quanto si apprende, c'è la disponibilità di un nuovo cuore, che sarebbe compatibile, ma solo dopo le 22.30 si saprà se sarà trasferito a Napoli perché ci sono altri centri coinvolti. Si dovranno, inoltre, valutare le condizioni del piccolo, che per il momento è ancora in lista trapianti (quarto nella lista), permettono un nuovo intervento perché, nei quasi due mesi in cui è sopravvissuto grazie all'Ecmo, ha riportato gravi danni agli altri organi.
L'avvocato Francesco Petruzzi, che segue la famiglia, sta cercando di mettersi in contatto con i carabinieri del Nas per chiedere che, in caso di nuovo trapianto, il cuore precedentemente impiantato al bambino venga sequestrato in vista degli accertamenti nell'ambito dell'inchiesta sulla vicenda avviata dalla Procura di Napoli. L'organo trapiantato a dicembre, e che si è rivelato non funzionante, sarebbe stato irrimediabilmente danneggiato durante il trasporto da Bolzano a Napoli: sarebbe stato utilizzato del ghiaccio secco al posto di quello naturale e l'equipe non si sarebbe accorta della temperatura troppo bassa dell'organo perché sarebbe stato utilizzato un box di vecchia concezione, che non ha sensori per monitorare quel parametro; dall'inchiesta della Procura di Napoli sarebbe emerso che la scelta di usare quel contenitore sarebbe stata presa perché il personale incaricato non era formato all'utilizzo di quelli più moderni, che pure il Monaldi aveva in dotazione.
Dopo l'intervento, alla madre era stato detto che il cuore "non partiva", ma senza menzionare le condizioni e le altre problematiche. Dal giorno del primo trapianto il bimbo è attaccato all'Ecmo, unico strumento che gli permette di sopravvivere ma che, col lungo utilizzo, sta portando a gravi danni agli altri organi.
"È il mio piccolo guerriero – ha detto la madre, Patrizia Mercolino, in una intervista a "È sempre Cartabianca" – è un bambino molto socievole con tanta voglia di vivere: lo era anche prima dell'intervento, ma ora lo è ancora di più. Sta continuando a lottare e spero sempre si trovi una soluzione per salvarlo". "Cercavo di fargli avere una vita come tutti i bambini, perché per colpa della malattia non poteva correre e doveva seguire determinate terapie ed effettuare controlli – ha continuato la donna – Sogno di vederlo presto abbracciarmi e darmi qualche bacio: mi manca molto la sua voce, ma quando gli tengo la mano lui sente che io sono lì".