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Trapianto di cuore al Monaldi, la famiglia: “Ospedale Bambino Gesù dica se è operabile”. Il ministero: “Primo in lista”

Il Ministero della Salute, intanto, ha inviato i suoi ispettori a Bolzano, dove è stato espiantato il cuore, poi “bruciato”, e all’ospedale Monaldi di Napoli, dove è stato poi eseguito il trapianto.
A cura di Valerio Papadia
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C'è anche il Ministero della Salute a seguire la vicenda del bambino di 2 anni e mezzo a cui è stato impiantato un cuore "bruciato" all'ospedale Monaldi di Napoli, ora attaccato a una macchina e in attesa, al più presto, di un altro organo e di un altro trapianto. Il ministro della Salute Orazio Schillaci, in un messaggio inviato alla trasmissione di Rai 1 "Storie italiane", ha assicurato che il piccolo è il primo della lista per un cuore nuovo:

La Rete nazionale trapianti è impegnata nella ricerca di un potenziale donatore per il bambino in attesa a Napoli che risulta il primo nella lista d'attesa per il suo gruppo sanguigno. Qualsiasi segnalazione compatibile anche proveniente dall'estero sarà immediatamente valutata e proposta al centro trapianti. Tutti i centri di donazione nazionale sono sensibilizzati e sorveglieranno eventuali donatori potenziali. Seguiamo costantemente l'evoluzione

Il legale che assiste la famiglia, l'avvocato Francesco Petruzzi, ha dichiarato che l'intenzione è di chiedere un parere al Bambin Gesù di Roma per capire se il piccolo può essere sottoposto o meno ad un trapianto, una scelta motivata anche dal fatto che il rapporto di fiducia con l'ospedale napoletano si è ormai incrinato: "Abbiamo intenzione di chiedere alla direzione sanitaria dell'ospedale Monaldi un parere terzo, al Bambin Gesù, sulla condizione di trapiantabilità del piccolo".

Il Ministero della Salute ha inviato ispettori a Napoli e Bolzano

Intanto, proseguono su più fronti le indagini per fare piena chiarezza sulla vicenda. Non soltanto quelle della magistratura: oggi, il presidente della Regione Campania Roberto Fico ha annunciato di aver disposto una ispezione all'ospedale Mondali. All'ispezione regionale, poi, si aggiunge anche quella disposta dal Ministero della Salute, che ha inviato i suoi ispettori non soltanto nel nosocomio partenopeo, ma anche a Bolzano, dove il cuore è stato espiantato. Gli ispettori ministeriali dovranno accertare, così come stanno cercando di fare gli inquirenti, se effettivamente il cuore sia stato conservato in ghiaccio secco e quindi reso inutilizzabile, come ipotizzato finora.

Sei medici e paramedici sono indagati

Proprio al fine di ricostruire la vicenda e accertare eventuali responsabilità nell'intero iter del trapianto, la Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati sei persone, tra medici e paramedici, che la momento devono rispondere di lesioni colpose: si tratta dell'equipe medica che ha eseguito l'espianto del cuore a Bolzano e di quella che ha poi eseguito il trapianto a Napoli.

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