“Bella Ciao” ai funerali di don Raffaele Nogaro, prete anticamorra. La bara portata dai migranti

I funerali di padre Raffaele Nogaro, prete degli ultimi morto a 92 anni, si sono svolti nel Duomo di Caserta, città della quale era vescovo emerito. La funzione è stata celebrata dal cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli.
A cura di Valerio Papadia
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La bara di don Raffaele Nogaro portata a spalla dai migranti
La bara di don Raffaele Nogaro portata a spalla dai migranti

Si sono tenuti oggi, venerdì 9 gennaio, i funerali di don Raffaele Nogaro, prete anticamorra e sempre a favore degli ultimi e degli oppressi, morto nel giorno dell'Epifania a 92 anni: le esequie di padre Nogaro si sono svolte nel Duomo di Caserta, città della quale il prelato è stato vescovo emerito e sono state celebrate dal cardinale Mimmo Battaglia, arcivescovo di Napoli. Molti i momenti toccanti che si sono registrati: innanzitutto, la bara di monsignor Nogaro è stata portata a spalla dai migranti, per i quali il prete si è sempre speso; inoltre, alcuni cittadini, sul sagrato del Duomo casertano, hanno intonato "Bella Ciao", il canto partigiano per antonomasia, in memoria e per rispetto a padre Nogaro.

Le parole del cardinale Battaglia per don Raffaele Nogaro

Durante l'omelia, l'arcivescovo metropolita di Napoli ha voluto ricordare l'operato di padre Nogaro. "Oggi la Chiesa affida al Padre un uomo che il Vangelo non lo ha spiegato soltanto: lo ha abitato. Fino in fondo. Senza ridurlo, senza proteggerlo, senza addomesticarlo" ha detto don Mimmo Battaglia. "In questa terra – ha detto ancora il cardinale – ha incrociato volti feriti, storie spezzate, esistenze rese fragili dalla violenza e dall'abbandono: vittime della camorra, famiglie piegate dall'illegalità diffusa, donne schiavizzate e ridotte a oggetti di mercato, giovani privati del futuro prima ancora di poterlo sognare, migranti in cerca di un nome, di una casa, di una possibilità di vita degna. Davanti a questi volti non è passato oltre. Si è fermato".

Don Raffaele Nogaro
Don Raffaele Nogaro

"La sua lotta contro la camorra – ha aggiunto Battaglia – non nasceva dal gusto del conflitto né dal desiderio di contrapposizione. Nasceva dalla convinzione profonda che il Vangelo è incompatibile con la violenza, con la paura, con ogni forma di dominio sull'altro. Ed è per questo che ci ha messo la faccia, quando si trattava di difendere don Peppe Diana in vita e di custodirne poi la memoria, sottraendola a chi voleva calpestarla".

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