Una storia di discriminazione quella che arriva da Castel Volturno, nella provincia di Caserta, ma che si è concluso, per fortuna con un lieto fine. Una donna migrante, di origine nigeriana, dopo aver partorito tre gemelli e nonostante avesse un lavoro regolare, con permesso di soggiorno, si è rivolta al Comune di Castel Volturno per vedersi riconoscere l'assegno di maternità nonché quello riservato ai nuclei famigliari con almeno tre figli: la sua richiesta, però, è stata negata, in quanto secondo l'Ente comunale la donna non si era avvalsa per la pratica degli enti convenzionati e inoltre non era in possesso del "permesso di soggiorno per soggiornanti di lungi periodo". La donna, però, non si è data per vinta e si è rivolta al giudice del lavoro presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il magistrato Rosa Capasso, che le ha dato ragione.

Il Comune di Castel Volturno è stato così condannato, insieme all'Inps (che avrebbe dovuto erogare i fondi): il giudice del lavoro ha infatti riconosciuto la condotta discriminatoria dei due Enti e ha disposto che alla donna vengano riconosciuti i sussidi che le spettano e che invece le sono stati negati. Milto soddisfatti i legali a cui la donna si è rivolta per presentare ricorso al giudice del lavoro, Emilia di Lena ed Edmondo Pacelli, che parlando di "decisione innovativa, tra le prime in Italia". "Nell’istruzione di questo giudizio – spiegano ancora gli avvocati – abbiamo seguito le indicazioni della Corte di Giustizia Europea. I lavoratori, siano italiani oppure stranieri, hanno il diritto di vedere riconosciuti i loro benefici e di essere tutelati dalle leggi dello Stato".