“Io e la mia famiglia stiamo vivendo sulla nostra pelle la malasanità della Regione Campania. Positivo al Covid dal 18 ottobre, da 33 giorni sono chiuso in casa a causa di ritardi dell'Asl e tamponi smarriti. I dati di mio padre cardiopatico, operato al cuore e positivo al Covid19, prima inseriti e poi spariti dalla piattaforma sanitaria: per l'Asl ad oggi la sua posizione non esiste più, ma lui è a casa in attesa di tampone”. È il racconto angosciante di Americo D'Onofrio, ufficiale dell'Esercito alla Scuola Militare Nunziatella, residente a Gesualdo, in provincia di Avellino, a Fanpage.it.

“Da 15 giorni ormai – racconta – non ho sintomi. Sono un militare e vorrei dare il mio contributo al Paese in questo momento di emergenza, invece sono relegato a casa. Vorrei andare a lavoro, ma non posso. Dall'Asl mai una chiamata in tutto questo tempo, sarei potuto andare ovunque e contagiare altre persone, se non fosse stato per il mio senso di responsabilità”.

Quando ha saputo di essere positivo al Covid?

“Ho cominciato ad avvertire i sintomi del Covid19 la sera di sabato 17 ottobre. Febbricola e mal di testa. Da allora mi sono chiuso in casa a scopo cautelativo. Il 19 ottobre ho fatto il test sierologico presso un laboratorio di Frigento, che ha dato esito negativo, ma continuavo ad avere febbre, mal di gola e tosse. Così, il 20 ottobre, ho fatto il tampone in un laboratorio privato a Grottaminarda e la sera dopo mi è arrivato l'esito positivo. Da questo momento è iniziata la mia odissea”.

Che è successo?

Sono ufficiale alla Scuola Nunziatella e amministratore nel Comune di Gesualdo: mi sono messo in auto-quarantena per senso di responsabilità. Il 22 ottobre ho chiamato il medico di famiglia e fatto l'autodenuncia di positività, trasmettendogli il referto, per avviare l'iter e inserirmi in piattaforma. E ho avvisato tutti i miei contatti. Anche la mia famiglia ha fatto altrettanto, per prudenza. Mio fratello lavora alla Fca di Pomigliano. Mia madre è insegnante, diabetica e insulinadipendente. Mio padre cardiopatico e operato al cuore. Due categorie queste ultime a rischio per il Covid. Dopo l'autodenuncia, ci aspettavamo una chiamata per fare i tamponi. Invece nulla. Dal 22 ottobre al 5 novembre, nessuno ci ha mai contattato. Mio padre è stato anche male, con febbre alta e difficoltà respiratorie, mentre mio fratello ha perso gusto e olfatto. In tutto questo periodo saremmo potuti uscire di casa, non l'abbiamo fatto per senso di responsabilità”.

Quindi che è accaduto?

Il 2 novembre, dopo alcuni giorni di attesa, ho chiamato il Serp di Avellino, dove, dopo circa 30 telefonate, mi hanno detto che la nostra positività non risultava sulla piattaforma, nonostante il nostro medico l'abbia comunicato più volte. Abbiamo chiamato anche i carabinieri perché volevamo denunciare l'Asl per sequestro di persona. Finalmente, il 3 novembre siamo stati inseriti in piattaforma. Il 5 novembre abbiamo fatto tutti il primo tampone all'Asl: mia madre, mio padre e mio fratello sono risultati positivi. Il mio tampone invece è risultato non valido, forse perché non preso bene. L'ho rifatto martedì 10 novembre e sono risultato ancora positivo. Ma non finisce qui.

Che altro?

Dopo 10 giorni, mio fratello e madre sono stati contattati dal Serp e hanno ricevuto il messaggio per fare il secondo tampone al drive in stamattina. A mio padre, invece, che ha fatto il primo tampone con loro lo stesso giorno, nulla. Stamattina abbiamo richiamato il Serp per spiegazioni e ci hanno detto che mio padre non risulta in piattaforma. Ci hanno comunque assicurato che saremo inseriti in prenotazione per sabato per fare il secondo tampone nel drive in di Ariano Irpino. Ma non ci sono arrivate comunicazioni ufficiali al momento.

Vi hanno mai chiamato per somministrarvi la terapia?

Dall'Asl non ci hanno mai chiamato per la terapia. Nonostante in famiglia, come detto, ci siano due casi di fragilità per il Covid, cardiopatici e diabetici. Ci siamo curati con i farmaci prescritti dal medico di famiglia.