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Arrestato a Barcellona Giuseppe Prisco: il latitante accusato dell’omicidio di Salvatore d’Orsi a Ponticelli

La Polizia di Stato ha arrestato a Barcellona il latitante Giuseppe Prisco, 33 anni, ritenuto legato al clan De Luca – Bossa e ricercato per l’omicidio di Salvatore d’Orsi, spacciatore dei De Micco ucciso nel 2018.
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A cura di Nico Falco
Immagine di repertorio
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Gli inquirenti lo avevano individuato come componente del gruppo di fuoco che, otto anni fa, uccise a colpi di pistola Salvatore d'Orsi, spacciatore ritenuto legato al clan De Micco. Ma Giuseppe Prisco, raggiunto da una ordinanza di custodia cautelare in carcere nel giugno scorso, era scampato alle manette. E la sua fuga è durata quasi un anno: stamattina, 29 maggio, gli investigatori lo hanno bloccato a Barcellona, in Spagna, dove si era rifugiato usando documenti falsi; il latitante è ritenuto legato al clan De Luca Bossa, all'epoca coinvolto in una faida contro i "Bodo".

Il 33enne è stato bloccato dalle autorità iberiche, con la collaborazione della Polizia di Stato, in esecuzione di un mandato di arresto europeo emesso dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia; le accuse nei suoi confronti sono di omicidio doloso e porto abusivo di armi da fuoco, reati aggravati dal metodo mafioso. L'omicidio in questione è quello di Salvatore d'Orsi, vittima di un agguato di stampo camorristico il 12 marzo 2018 a Ponticelli, quartiere della periferia Est di Napoli dove insistono entrambi i clan in lotta. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita nel giugno 2025; secondo le ricostruzioni degli inquirenti Prisco, insieme ad altre due persone, già colpite dallo stesso provvedimento cautelare, lo avrebbe ucciso con tre colpi di pistola.

Per quella vicenda la condanna è arrivata ieri: Prisco è stato condannato all'ergastolo dal gup di Napoli (sentenza non ancora definitiva). Dal giugno scorso il 33enne si era reso irreperibile, probabilmente aveva già lasciato Ponticelli e Napoli alla volta di un nascondiglio ritenuto sicuro. Le indagini, condotte dalla Squadra Mobile di Napoli e coordinate dalla Dda partenopea, hanno permesso di localizzarlo in territorio spagnolo e di accertare che vi si era trasferito utilizzando dei documenti falsi.

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