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Antonella, malata di tumore al seno, sospende la terapia e diventa mamma a 40 anni al Pascale di Napoli

Antonella sospende la terapia per il cancro per diventare mamma e partorisce un bimbo. “Mio figlio è il miracolo più grande”
A cura di Pierluigi Frattasi
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Antonella, affetta da un tumore al seno aggressivo, sospende la terapia per diventare mamma e riesce a coronare il suo sogno, partorendo a 40 anni, grazie alle cure dell'Istituto Pascale di Napoli. Grazie al percorso seguito con il dottor Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Senologia e Toraco polmonare del Pascale, la donna è riuscita a dare alla luce il suo bimbo. È la storia di Antonella Bonomo, napoletana, fin da piccola con il desiderio di diventare mamma. A 33 anni, purtroppo, le viene diagnosticato un tumore al seno aggressivo. Una notizia che cambia tutto. D'improvviso, la prospettiva di cure lunghe e invasive, capaci di mettere seriamente a rischio la sua fertilità. "È stato come ricevere due sentenze insieme -racconta – quella del cancro da combattere e quella della maternità a cui rinunciare".

La donna, in quel periodo, stava già facendo accertamenti per avere un figlio. "Mi sembrava che il mondo mi crollasse addosso. Piangevo più per il bambino che temevo di non poter mai avere che per la malattia stessa". Dopo una settimana si sottopone all’intervento chirurgico, che riesce, ma le parole del primo oncologo sono un colpo durissimo: "Mi disse che dovevo dimenticarmi di diventare madre. È stato allora che ho toccato il fondo".

La decisione di sfidare il cancro per diventare mamma

Antonella però non si arrende. Si mette a cercare risposte, naviga su internet, chiede pareri, finché approda all’Istituto dei tumori di Napoli, IRCCS Pascale, nello studio del dottor Michelino De Laurentiis. Qui trova un approccio diverso: non solo protocolli clinici, ma attenzione alla persona, alla sua storia, ai suoi desideri. "Non si cura solo una malattia – spiega l’oncologo – ma una persona, con i suoi sogni e i suoi progetti".

La donna per diventare mamma decide di sfidare il cancro. In pratica, si sottopone ad una sospensione controllata della terapia ormonale dopo tre anni, anziché cinque, per permetterle di tentare una gravidanza in sicurezza. I controlli sono serrati, il timore sempre presente, ma la speranza cresce. Dopo un anno e mezzo di sospensione della cura, arriva la bella notizia: è incinta. A 40 anni Antonella diventa mamma di un bimbo. Subito dopo riprende la terapia per completare il ciclo previsto.

"Mio figlio il miracolo più grande"

"Oggi – spiega il Pascale – ha 43 anni ed è libera dalla malattia e senza terapia da oltre un anno e stringe tra le braccia il suo bambino, che chiama ‘il miracolo più grande della mia vita'. La sua storia non è solo una testimonianza di resilienza, ma riaccende anche il dibattito sulla tutela della fertilità nelle giovani pazienti oncologiche e sull’importanza di percorsi di cura sempre più personalizzati. Sempre più spesso, infatti, oncologi e ricercatori lavorano per offrire alle donne non solo maggiori probabilità di guarigione, ma anche una qualità di vita migliore dopo la malattia".

"Negli ultimi anni – dice De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Senologia e Toraco polmonare del Pascale – la ricerca sul tumore al seno ha compiuto passi da gigante: terapie sempre più mirate, immunoterapia, test genomici e protocolli terapeutici più personalizzati stanno aumentando le percentuali di sopravvivenza e riducendo gli effetti collaterali. La storia di questa paziente è un esempio concreto di come oggi sia possibile integrare le cure oncologiche con i progetti di vita. Studi recenti, come il POSITIVE Trial, hanno dimostrato che, in pazienti selezionate con tumore al seno ormonoresponsivo, una sospensione temporanea della terapia endocrina per tentare una gravidanza non comporta un aumento significativo del rischio di recidiva nel breve periodo. Ed è proprio questa la strategia che abbiamo adottato per la paziente".

Le tecniche di crioconservazione al Pascale

Oggi la preservazione della fertilità è parte integrante della presa in carico delle pazienti più giovani: dalla crioconservazione di ovociti ed embrioni, all’utilizzo di strategie di protezione ovarica durante i trattamenti, fino a una pianificazione personalizzata della gravidanza dopo o, in casi selezionati, durante una pausa terapeutica. "Si tratta di percorsi complessi, – conclude De Laurentiis – che richiedono un’attenta valutazione clinica e un approccio multidisciplinare, ma che permettono a molte donne di non dover scegliere tra le cure e la maternità, integrando entrambe in un progetto di vita consapevole e condiviso. Storie come quella di Antonella dimostrano che oggi il cancro al seno, pur restando una sfida complessa, è sempre più spesso una battaglia che si può vincere senza rinunciare ai propri sogni".

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