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Presidenza Fico in Regione Campania

Andreozzi: “Ho votato no alla società per le case del Comune di Napoli. E sto con Fico sull’acqua pubblica”

Il consigliere Avs in Comune e Regione unico della maggioranza a non votare la spa “Napoli Patrimonio”, voluta dalla giunta Manfredi per gestire le case comunali.
Intervista a Rosario Andreozzi
Consigliere regionale e comunale di Napoli in Alleanza Verdi e Sinistra
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Rosario Andreozzi
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Rosario Andreozzi, esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, nel panorama politico napoletano è un unicum, nella sua triplice veste di consigliere al Comune di Napoli, consigliere alla Regione Campania e al parlamentino dell'Area metropolitana di Napoli (la vecchia Provincia). Da questo punto di vista, frequentando tre aule consiliari è una sorta di cartina di tornasole degli umori politici all'ombra del Vesuvio. E incrociando i provvedimenti dei tre Enti riesce ad avere un quadro molto dettagliato di ciò che sta accadendo politicamente in città.

Andreozzi, al Comune di Napoli lei ha votato contro la nuova spa "Patrimonio Napoli" per la gestione del patrimonio comunale. Una scelta controcorrente rispetto a parte della sua stessa maggioranza: quali sono le ragioni?

Ho votato contro perché ritengo che la gestione del patrimonio del Comune di Napoli sia una materia troppo delicata e articolata per essere affidata a una nuova società senza prima avere strutturato quella serie di garanzie essenziali a rispondere ai cittadini su temi come la trasparenza, il controllo pubblico e la tutela dell'interesse collettivo. Il patrimonio della città di Napoli appartiene ai cittadini e va amministrato con la massima chiarezza e responsabilità. Prima di creare nuovi strumenti societari, credo sia necessario valutare con attenzione i rischi, i costi e le reali ricadute per Napoli.

Lei parla di perdita del controllo pubblico con la forma societaria indiretta. È una critica all'impostazione politica dell'amministrazione cittadina guidata da Gaetano Manfredi o solo una questione tecnica?

Con la scelta di una forma societaria "indiretta" e non la diretta, si perde il controllo pubblico, e si sottrae al Consiglio comunale, che è l'organo elettivo che rappresenta la città, la possibilità di esercitare le proprie prerogative di vigilanza.

È cosa nota che lei difenda l'operato dei lavoratori di Napoli Servizi, società comunale in cui è impiegato. Perché secondo lei l'amministrazione ha scelto di non puntarci, di non rafforzarla?

Napoli Servizi, negli ultimi anni, ha dimostrato di saper lavorare bene e con risultati concreti. Grazie alle sue attività ha consentito un risparmio per le casse del Comune che si aggira intorno ai 250 milioni di euro, con indicatori di performance che, anno dopo anno, sono stati non solo positivi ma in costante e significativa crescita. Tutto questo è avvenuto senza che venisse investito un solo euro aggiuntivo sul personale, nonostante le ben note difficoltà legate alla carenza di organico. Una situazione che tutti conoscevano. Proprio per questo appare difficile comprendere la scelta dell'amministrazione: invece di rafforzare Napoli Servizi con nuovi investimenti e nuove assunzioni, si dà corso a una nuova impalcatura burocratica. Una decisione che appare quantomeno un controsenso.

Andreozzi, ritornando alla società "Napoli Patrimonio": i suoi colleghi di gruppo hanno votato diversamente, mi riferisco a Sergio D'Angelo. È una frattura politica o una semplice differenza di valutazione?

Suppongo che il vissuto e le sensibilità personali abbiano portato i miei colleghi a fare valutazioni differenti dalle mie, non posso entrare nel merito delle loro decisioni, suppongo quindi vada chiesto più che altro a loro come mai si è inteso rivedere la posizione dell'ultimo consiglio. Io capisco che la mia storia e il mio modo di fare politica possa essere percepito come fermo e intransigente, però è esattamente questo quello che mi chiedono i compagni di partito e i cittadini che rappresento nelle istituzioni: non arretrare di un passo, anche quando sarebbe più semplice fare il contrario. Difendere i beni comuni e il controllo pubblico è una responsabilità politica che intendo portare avanti fino in fondo.

Lei in Consiglio Regionale sostiene la scelta del presidente Roberto Fico di ritirare la gara sull'acqua ai privati voluta da  Vincenzo De Luca. È il primo atto netto di discontinuità con la gestione precedente…

Apprezzo e sostengo fortemente la scelta del Presidente della Regione Roberto Fico che ha portato in giunta un atto importantissimo: il ritiro in autotutela della gara, voluta dall'ex presidente De Luca, che avrebbe permesso l'ingresso dei privati nella gestione dell'acqua. Lavorerò per questa società regionale tutta pubblica che si occupi della gestione del servizio idrico e tramite la quale si affermi definitivamente la volontà popolare sancita dal referendum del 2011.

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