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Afsar, Kazi e Bapari, morti nell’esplosione a Forcella: stranieri e invisibili. Eppure parte della città

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Capo cronaca Napoli
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I manifesti a Forcella
Una vicenda orribile messa tutta malamente e rapidamente sotto un tappeto bruciacchiato. Incredibile che Napoli sia rimasta in silenzio.

Afsar Afsar, 60 anni;  Kazi Altaf, 43 anni; Bapari Babul, 48 anni. Sono i nomi dei tre immigrati bengalesi morti nell'esplosione e nel crollo avvenuti in un basso a Forcella, nel pomeriggio di sabato 31 agosto 2024. Nomi che nessuno ricorda a Napoli, nomi che la città rovente e umida di fine estate, alle prese col ritorno dalle vacanze alla normalità di traffico, lavoro, scuole e sale d'attesa ha distrattamente sentito, al massimo concentrandosi sulla fotografia di un vascio nero, di eduardiana memoria. Nero di miseria e del fumo dell'esplosione che ha spiaccicato sulle pareti di un buco invivibile tre vite di cui nessuno vuol sapere nulla.

I vicoli di Forcella hanno digerito nei decenni macigni enormi. E non sono certo quelli colorati di furfantesca ammuina del film "Mixed By Erry", buoni solo per la narrazione Netflix. A Forcella c'è stata una autentica dominazione di camorra durata due generazioni, a Forcella si è pianto per il sangue di una bambina, Annalisa Durante. A Forcella Maikol Giuseppe Russo è stato ucciso senza un perché. A Forcella si è andati in piazza non so quante volte per il cambiamento. E c'è stato un prete ragazzino finito sotto scorta. C'è stato il contrabbando e non solo di sigarette, pure di vite umane. Figuriamoci se questo rione, oggi, non metabolizza e lascia scorrere la storia di tre invisibili.

Invisibili, già. Sopravvivevano e si arrangiavano qui, Afsar, Kazi e Bapari. Figli di Napoli a tutti gli effetti. Parte di coloro che nel rione vive e non può sottostare a certi ragionamenti ha affisso manifesti definendoli «vittime di segregazione» e organizzato una fiaccolata contro lo sfruttamento degli immigrati, costretti a pagare affitti enormi per vivere in buchi precari e privi di abitabilità.

Nella Napoli Milionaria inebriata dai denari del turismo di massa che sta cacciando i residenti dal centro antico, quella dei tre bengalesi morti dell'esplosione è una delle contraddizioni più gravi d'una città che vuol dirsi «aperta e solidale». Di Afsar, Kazi e Bapari si è parlato il tempo di una notizia di cronaca. È stato messo tutto malamente e rapidamente sotto un tappeto bruciacchiato. Incredibile che Napoli sia rimasta in silenzio.

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L’esplosione mortale
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Giornalista professionista, capo cronaca Napoli a Fanpage.it. Insegna Etica e deontologia del giornalismo all'Università LUMSA di Roma. È autore del libro "Se potessi, ti regalerei Napoli" (Rizzoli). Per Fanpage cura "Tufo", newsletter (e tanto altro) su Napoli.
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