"I familiari di Imane Fadil non condividono la mia linea, in questo momento io credo che non ci siano i presupposti per sostenere una caccia alle streghe", con queste parole l’avvocato Paolo Sevesi ha motivato la sua decisione di rinunciare all’incarico avuto dai fratelli e dalla madre dell'ex modella 34enne morta per cause ancora da accertare. Il legale  dopo gli esiti delle analisi che hanno escluso la presenza di radioattività sul cadavere, aveva detto: “È meglio per tutti, per Imane e per la sua famiglia. Alla fine vuole dire che in giro c’è un cattivo in meno”. I familiari, invece, con una serie di dichiarazioni in questi giorni hanno sempre insistito chiedendo "verità" sul caso Fadil, testimone chiave nel processo Ruby. Il difensore invece ha sempre invitato alla prudenza rispetto all'ipotesi di un decesso per avvelenamento da metalli, "visto che Imane non mi ha mai detto che sospettava di qualcuno, lei mi diceva tutto", ha sottolineato.

Lunedì l'autopsia sul corpo di Imane Fadil

Intanto, è improbabile che l'autopsia possa essere effettuata già domani e dovrebbe slittare a lunedì prossimo. Solo allora l’ipotesi dell’avvelenamento potrà essere definitivamente escluso. Gli inquirenti stanno ancora aspettando i risultati definitivi delle analisi del Centro ricerche Casaccia dell'Enea, da cui dovrà arrivare la conferma sull'assenza di radioattività nei tessuti degli organi prelevati con la biopsia di reni e fegato effettuata il 21 marzo. A quel punto si potrà eseguire in condizioni di normalità l'esame autoptico, con annesse analisi tossicologiche. L'autopsia dovrà accertare se i metalli, tra cui il cadmio e l'antimonio, rintracciati in percentuali superiori alla norma nelle urine e nel sangue di Imane durante il ricovero alla clinica Humanitas siano stati letali oppure no. I pm vogliono andare avanti fino in fondo, ma non è escluso che la modella sia morta a causa di una malattia rara autoimmune.

Un precedente test parlava di tracce di raggi alfa

Sarebbe l'esito degli esami di urine e sangue, comunicato alla Procura di Milano il 12 marzo scorso, undici giorni dopo la morte di Imane Fadil, da parte del dipartimento di fisica dell'Università tatale di Milano, a fare nascere negli inquirenti il sospetto che la 34enne fosse morta per avvelenamento da sostanze radioattive. Nel documento, di cui si è avuta conoscenza solo oggi, veniva comunicata alla Procura l'esistenza di "tracce di raggi alfa" nel corpo della donna, morta il 1 marzo all'Humanitas di Rozzano, in provincia di Milano. Tracce che secondo i fisici erano "degne di approfondimento".