Uccise il compagno con una coltellata, chiesti 14 anni di carcere per Stella Boggio: “Relazione tossica”

Sono 14 gli anni di carcere chiesti per Stella Boggio, 34enne che il 6 gennaio 2025 ha ucciso il compagno 38enne Marco Magagna con un'unica coltellata dritta al cuore. Pur ritenendo provato l’omicidio volontario, e non la legittima difesa, il pubblico ministero ha chiesto di riconoscere comunque alla donna le attenuanti generiche per la presenza di un figlio piccolo, per il comportamento corretto durante il processo e per il rispetto delle misure cautelari.
La vicenda
Nella notte tra il 5 e il 6 gennaio del 2025, al culmine di una lite domestica, Stella Boggio ha ucciso il suo compagno con una coltellata al petto. È stata lei a chiamare i soccorsi e, fin dal primo momento, ha detto agli investigatori di aver agito per legittima difesa. In un primo momento, il giudice per le indagini preliminari di Monza l'aveva accusata di eccesso colposo in legittima difesa e aveva disposto per lei gli arresti domiciliari. Il pm ha poi presentato ricorso al tribunale del Riesame sostenendo che Boggio avesse una precisa volontà di uccidere. Il Riesame ha accolto la tesi della Procura, che ha inoltre sostenuto l'esistenza del dolo data dalla sproporzione tra l'essere stata buttata e terra e uccidere il compagno, ma ha comunque confermato i domiciliari.
Il pm: "Relazione tossica, lei consapevole di uccidere"
Oggi, mercoledì 21 gennaio, si è svolta la requisitoria davanti ai giudici della Corte d'Assise di Monza. In aula, erano presenti l'imputata – che è assistita dagli avvocati Manuel Messina e Tatiana Enrica Morosetti – la parte civile, che è formata dal fratello e dai genitori della vittima, assistita dagli avvocati Marco De Luca e Nicole Granelli. Durante la requisitoria, il pm ha sottolineato come dall’istruttoria, inoltre, sia emerso che Boggio ha subito maltrattamenti dal compagno, in una relazione che la stessa Procura ha definito "tossica", caratterizzata da aggressioni, violenze reciproche e "condotte maltrattanti".
Minacce e condotte maltrattanti, di cui ci sarebbe prova anche nella consulenza informatica sui telefoni della coppia. Nelle chat ci sarebbero diversi insulti e minacce ("per me sei morto", "muori") e messaggi in cui Boggio raccontava di essere stata aggredita.
"Anche se questo non la esenta dalle sue responsabilità", sono state le parole del pm Alessio Rinaldi in occasione dell'udienza di oggi, mercoledì 21 gennaio, nell'ambito del processo che si tiene davanti alla Corte d’Assise di Monza. "Nel momento in cui ha vibrato un colpo secco al cuore dell’uomo, infilando una lama di 18 centimetri per quasi tutta la lunghezza, ha accettato il rischio di ammazzarlo, quando invece avrebbe potuto uscire di casa o chiamare aiuto come aveva fatto in altre occasioni”.
Per l'accusa, mancano gli elementi della legittima difesa: "Il colpo è incompatibile con una reazione difensiva. È frutto di una scelta consapevole, deliberatamente orientata a ferire". Per il pm, infatti, la forza e la direzione del colpo dimostrerebbero che esiste il dolo. La pena richiesta è di quattordici anni di carcere perché tiene conto del riconoscimento delle attenuanti prevalenti, che farebbe scendere dall'ergastolo a 20-24 anni, che possono essere ulteriormente ridotti di un terzo. Il pm, quindi, scegliendo una base di ventuno anni è arrivato a chiederne quattordici.
Dopo la requisitoria dell'Accusa, è toccato agli avvocati di parte civile e difesa. L'avvocata Nicole Granelli, che rappresenta la parte civile, ha affermato che la donna "non ha chiesto aiuto, non ha urlato ha aperto il cassetto e ha scelto proprio quel coltello. Aveva tempo, spazio e possibilità di evitare tutto questo". L'avvocato De Luca ha ricordato una frase pronunciata dall'imputata "Mi sono rovinata" che indicherebbe come fosse consapevole della gravità dell'azione. L'avvocata che difende Boggio ha invece insistito sulla tesi della legittima difesa ricordando le trascrizioni delle chiamate ai soccorsi, in cui la donna afferma di aver cercato di difendersi.