Sono riusciti a frodare per milioni di euro oltre duemila vittime: otto persone sono state arrestate per aver costituito un articolato sistema di truffe retto da quattro società. Di questi solo uno è finito agli arresti domiciliari mentre tutti gli altri in carcere. A loro si aggiunge un collaboratore che è stato denunciato a piede libero. I presunti responsabili raggiravano le vittime usando promozioni sui social network e convegni organizzati in Lombardia, Lazio, Toscana, Emilia Romagna e Sardegna. 

Lo schema "Ponzi"

Le indagini sono state svolte dal nucleo speciale di polizia tributaria e coordinate dalla Procura di Monza. Stando a quanto scoperto dagli inquirenti, gli indagati avrebbero utilizzato quattro società attraverso le quali avevano dato vita al cosiddetto "schema Ponzi", che prende il nome dal celebre truffatore degli anni Venti Charles Ponzi: il sistema consisteva nel proporre e stipulare contratti falsi di compravendita o affitto o ancora prodotti finanziari promettendo alti rendimenti che venivano poi ripagati con denaro proveniente da altri investitori.

La struttura piramidale

Nella pratica al vertice c'era un responsabile delle società, sotto di lui alcuni stretti collaboratori che avevano il compito di promuovere i prodotti finanziari. Tutti loro erano a conoscenza delle truffe. Accanto a loro c'erano poi quindici "leader regionali". Questi erano sia investitori che dipendenti considerato che ognuno aveva un proprio portafoglio di clienti da cui traevano delle provvigioni. L'ultima figura era poi quella del procacciatore che, oltre ad avere acquistato dei prodotti, aveva il compito di inserirli nel mercato così da poter avere una sua provvigione. In questo schema era fondamentale trovare sempre nuove vittime. Attraverso gli investimenti degli ultimi arrivati era infatti possibile pagare gli interessi dei primi risparmiatori. Qualora non si fosse trovato un nuovo investitore, il sistema sarebbe crollato perché i soldi investiti non avrebbero fruttato nessuna rendita.

Disposto il sequestro di beni per venti milioni di euro

I reati sono stati commessi tutti tra il 2016 e il 2018 e per cifre che andavano dai cinquemila ai seicentomila euro per ogni investitore convolto. Gli otto presunti responsabili sono stati accusati di reati fiscali, associazione a delinquere finalizzata all'abusivismo finanziario, truffa, autoriciclaggio e bancarotta fraudolenta. Il giudice per le indagini preliminari ha anche disposto il sequestro dei beni per venti milioni di euro.