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Tre clochard morti in dieci giorni a Milano: “Non tutti riescono a trovare un rifugio”

Intervistato da Fanpage.it, il fondatore dei City Angels Mario Furlan spiega le criticità che ogni giorno riscontra nell’aiutare i senza tetto. Dalla burocrazia alla sicurezza, i centri d’accoglienza possono offrire di più.
A cura di Enrico Spaccini
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Con giubba rossa e basco blu, dal 1994 i City Angels aiutano chi non ha più una casa. In tutta Italia, in collaborazione con le forze dell'ordine, il gruppo di volontari fondato da Mario Furlan è una presenza fissa soprattutto nei periodi più difficili come quello invernale. Nonostante il lavoro loro e di altre associazioni che portano coperte e pasti caldi a chi dorme per strada, tre clochard sono morti in dieci giorni solo a Milano. "Il numero di senza tetto è aumentato un po' negli ultimi anni", spiega Furlan a Fanpage.it, "credo che la cosa più importante da fare ora sia facilitare e velocizzare gli ingressi nei centri di accoglienza, perché non tutti riescono a trovare un riparo".

I numeri a Milano

Solo nel capoluogo lombardo i clochard sono più di mille, "anche se è difficile quantificare con esattezza", precisa Furlan. Di questi, due terzi sono stranieri e sono abbastanza giovani: "Sono persone arrivate in Italia in cerca di un futuro migliore e psicologicamente sono più preparati a un'esperienza dura come dormire per strada", racconta il fondatore dei City Angels.

Poi, però, ci sono anche persone più fragili. Ad esempio, gli italiani senza tetto spesso sono uomini di mezza età che hanno perso la casa perché non hanno più un lavoro, o hanno divorziato. In generale, infine, la percentuale di donne senza fissa dimora raggiunge appena il 20 per cento.

I più fragili da tutelare

Sono proprio le persone non più giovanissime a destare le principali preoccupazioni. Ieri un uomo di circa 60 anni è stato trovato senza vita in piazzale Biancamano; il 26 gennaio un 68enne originario della Romania è morto in piazza Michelangelo Buonarroti; il 21 gennaio un 52enne senegalese è deceduto nel sottopasso Mortirolo, vicino alla stazione Centrale.

"C'è un buon numero di persone che si mettono a bere stando per strada anche per combattere il freddo", spiega Furlan, "così facendo  però rischiano di morire e non se ne rendono conto".

I problemi dei centri d'accoglienza

Di centri d'accoglienza a Milano ce ne sono, ma hanno due grandi problemi che ne ostacolano il pieno utilizzo. Il primo è l'iter burocratico necessario per poterne usufruire. "Prima bisogna andare al centro aiuto di via Sammartini e poi si viene smistati", continua Furlan: "Quello che si potrebbe fare di più è che a qualsiasi ora arrivino, dal momento in cui si verifica che non è una persona aggressiva, farli entrare. Soprattutto in giorni così freddi".

Il secondo problema è che non tutti i centri di accoglienza sono sicuri per i propri ospiti. "Ci sono persone che non vogliono tornarci perché si sono trovati male", spiega il fondatore dei City Angels.  Chi ha subito un furto durante la notte passata in uno dei centri, difficilmente vorrà tornarci se rischia di perdere tutto ciò che ha.

L'impegno della politica

Il 12 e 13 febbraio prossimo si terranno le elezioni regionali in Lombardia. Lo scorso 6 gennaio, in piena campagna elettorale, tre dei quattro candidati si sono ritrovati a servire i pasti ai clochard al fianco dei volontari dei City Angels: Attilio Fontana, Letizia Moratti e Pierfrancesco Majorino.

"Ho chiesto a tutti e tre di facilitare l'ingresso degli ultimi, quindi sia dei senza tetto sia di chi vuole lavorare ma che è oggettivamente svantaggiato", racconta Furlan. La sua idea prevede l'istituzione di una "specie di sportello del lavoro", un posto che metta in contatto la domanda con l'offerta di lavoro.

"I centri per l'impiego che già ci sono di solito sono burocratici, lenti. Dobbiamo facilitare il loro reinserimento nella società", conclude Furlan che poi lancia un appello, o meglio, parla del suo sogno. "La cosa bella sarebbe avere anche nel corso dell'anno lo stesso numero di centri d'accoglienza aperti d'inverno. So che sarebbe un grande investimento per l'amministrazione, ma solo così possiamo continuare a offrire un sostegno alla persona e corsi di formazione. Forse è impossibile, ma sarebbe molto bello".

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