È il 25 gennaio di tre anni fa quando la Lombardia e l'Italia impara a memoria i nomi di Ida Milesi, Pierangela Tadini e Alessandra Giuseppina Pirri, le tre donne vittime di quella che passerà alla storia come la Strage di Pioltello. Bisogna tornare indietro con la memoria a quel giorno d'inverno del 2018: sono le 6.57 quando il treno 10452 di Trenord partito da Cremona e diretto a Milano Porta Garibaldi, appena oltrepassata la stazione di Pioltello-Limito a una velocità di circa 140 chilometri orari, deraglia. Quello che accade dopo è solo questione di secondi: tre vagoni escono dai binari e avanzano per un breve tratto prima di andare a colpire due pali della linea elettrica e accartocciarsi tra di loro. Il bilancio è uno dei più drammatici. A perdere la vita sono le tre donne, mentre i feriti sono 46.

Chi sono le tre vittime della strage

Certo è che tutti ricorderanno Ida Milesi, la dottoressa 61enne di Caravaggio specializzata in neurologia e radioterapia. Era dirigente medico e chirurgo all’Istituto "Carlo Besta" di Milano. E proprio qui si stava recando la mattina del 25 gennaio, dove avrebbe dato inizio a un'altra giornata di lavoro. "Il treno è fuori dai binari. Ho paura, ho paura", sarebbero state queste invece le ultime parole di Alessandra Giuseppina Pirri che in quei secondi era al telefono con la madre. Dopo aver sentito le parole "nasconditi, scappa via di lì", non ha più risposto. Aveva 39 anni, abitava a Capralba e faceva l'impiegata: è la più giovane della tre vittime della strage di Pioltello. Infine, aveva 51 anni Pierangela Tadini, anche lei come Ida di Caravaggio. Quella mattina sul treno era con la figlia di 18 anni, rimasta ferita: la mamma andava al lavoro all'ospedale San Giuseppe di Milano, in amministrazione, la figlia invece a scuola.

Lo scorso novembre l'udienza preliminare per 9 imputati

Il giorno successivo l'incidente è tempo di riavvolgere il nastro e fare luce sulla causa del deragliamento. Le indagini scattano immediatamente sotto il coordinamento del procuratore di Milano Tiziana Siciliano, una delle prime persone ad arrivare sul luogo della strage la mattina del 25 gennaio. Tutto sarebbe da ricondurre al cedimento di un pezzo di rotaia lungo 23 centimetri: quella piccola parte del binario, il così detto "punto zero", ha provocato il deragliamento a causa della scarsa manutenzione. L'inizio del processo è cronaca degli ultimi giorni: lo scorso 16 novembre, nella nuova aula Fiera del tribunale di Milano allestita in zona Portello, si è tenuta l'udienza preliminare che vede imputate nove persone tra dirigenti, manager e tecnici di Rete ferroviaria italiana (Rfi), oltre alla società stessa che si occupa della manutenzione delle linee. Davanti ai giudici devono rispondere di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose. L'accusa ruota attorno al fatto che gli indagati non avrebbero messo a disposizione dei pendolari "attrezzature idonee ai fini della sicurezza" e avrebbero accumulato ritardi nell'affrontare un problema che sarebbe stato noto già da mesi prima del deragliamento. I numeri sono tutti quelli di un maxi processo: 103 le persone lese e in 68, inclusi il sindacato Orsa e un’associazione di consumatori, hanno chiesto di costituirsi parte civile. Intanto però tre anni dopo i famigliari di Ida, Alessandra e Pierangela chiedono ancora giustizia.