Tram deragliato a Milano, l’avvocato di una vittima: “Escludiamo il malore dovuto alla botta al piede”

Mentre si registra il terzo incidente legato ai tram dell'Azienda trasporti milanesi (Atm), vengono sollevati i primi dubbi relativi al primo deragliamento, il più grave, che si è verificato lo scorso 27 febbraio in viale Vittorio Veneto a Milano. Alla guida del convoglio c'era Pietro Montemurro, un tranviere con oltre 30 anni di esperienza alle spalle che ha dichiarato di aver perso il controllo del mezzo a causa di un malore, dovuto a una botta al piede rimediata qualche minuto prima. Gli accertamenti medici hanno confermato che la contusione subita dal 60enne all'alluce del piede sinistro avrebbe potuto provocargli una "sincope vasovagale", ovvero una breve perdita di coscienza. Secondo l'avvocato Stefano Benvenuto, che difende Flores Calderon compagna di una delle due vittime e anche lei rimasta ferita nello schianto, il tempo trascorso fra il colpo al piede e lo schianto sarebbe, però, troppo ampio.
Il colpo al piede e la "sincope vasovagale"
Montemurro, assistito dall’avvocato Benedetto Tusa e ora indagato per disastro ferroviario e omicidio e lesioni colposi, aveva spiegato agli investigatori di aver subito un trauma al piede sinistro all'incirca a inizio turno. Il 60enne, infatti, stava aiutando una persona con disabilità a salire a bordo del tram, ma la carrozzina gli sarebbe passata sopra l'alluce. Visitato in ospedale dopo lo schianto, era stato riscontrato un ematoma al dito che lo aveva fatto diventare "nero" e che l'unghia dell'alluce era saltata per il colpo. Una circostanza che avrebbe potuto avergli causato una "sincope vasovagale", ovvero il malore che gli avrebbe impedito di rallentare la corsa del convoglio e azionare lo scambio giusto.
"La sincope vasovagale è una breve e benigna perdita di coscienza causata da un temporaneo calo della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, indotto da un riflesso nervoso in risposta a stress, dolore, lunga posizione eretta o calore, e che si risolve spontaneamente in pochi minuti", ha spiegato l'avvocato Benvenuto: "La letteratura scientifica è concorde nel calcolare in pochi secondi dallo stimolo il tempo di sopravvenienza dei sintomi". Stando a quanto raccontato dallo stesso tranviere, però, tra il colpo al piede e lo schianto sarebbero passati diversi minuti, quasi un'ora. Per questo motivo il legale, assistito dal consulente di parte il dottor Massimo Rovati, ha dichiarato: "Escludiamo che la causa dell'incidente possa essere stato un malore del conducente dovuto a sincope vasovagale".
Gli altri accertamenti
Nei giorni scorsi, gli investigatori della polizia locale, coordinati dalle pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara, hanno acquisito le cartelle cliniche del tranviere relative al ricovero in ospedale e hanno sequestrato le scarpe che il 60enne indossava durante il turno. Queste saranno sottoposte a vari accertamenti che serviranno a verificare il suo racconto.
Intanto, alcune risposte potrebbero arrivare anche dall'analisi della scatola nera del tram deragliato, modello Tramlink. Per il momento, non sarebbero emerse anomalie evidenti nel funzionamento del mezzo di trasporto pubblico, per questo motivo le ipotesi principali sulla causa dell'incidente restano quelle del malore e dell'errore umano. L'esame eseguito sul cellulare di Montemurro ha fatto emergere che circa 15 minuti prima del deragliamento il 60enne aveva telefonato a un collega, probabilmente per riferirgli del suo infortunio.