"Come me ti fidavi e come me sei stata tradita… quel maledetto pomeriggio dell’11 gennaio, ho chiamato tante volte e sono stata ingannata". Silvia Barni parla per la prima volta da quando, lo scorso 11 gennaio, la sua bimba di 18 mesi è stata violentata, picchiata e uccisa, secondo gli inquirenti, dal suo compagno.

La 24enne esce dal silenzio con una lettera, affidata ai suoi legale, le avvocatesse Elisabetta Fontana e Lara Citterio. Uno scritto in cui racconta come si sente e come ha vissuto le settimane dopo la perdita della piccola Sharon.

"Dammi la forza di non arrendermi – è il messaggio della giovane, rivolto alla figlia scomparsa – Stammi accanto ora che ho perso ogni certezza. Ti ho avuta che ero ancora ragazza e hai subito illuminato la mia vita. Ti ho custodita tra le mie braccia e cullandoti mi immaginavo un futuro dove saremmo cresciute insieme, io mamma e tu figlia".

Il compagno di Silvia Barni, il 25enne Gabriel Robert Marincat, è accusato di aver abusato e picchiato fino ad uccidere la piccola Sharon a Cabiate, in provincia di Como. Il suo cellulare è stato sequestrato dai carabinieri di Cantù che si stanno concentrando sullo scambio di contenuti tra lui e la madre della piccola.

Il corpo della bimba è stato descritto dagli inquirenti come "martoriato da lesioni". L’esito dell’autopsia ha fatto sì che il Gip parlasse di “vero contesto dell’orrore”. "La persona con cui da pochi mesi avevo messo su famiglia e che diceva di volerti bene – spiega la giovane nella lettera – continuava a ribadire che ti eri fatta male in un incidente domestico. Nella tragedia si nascondeva invece una crudele, irrazionale, inaccettabile verità. Mia piccola Sharon eri troppo piccola per morire. In un pomeriggio ho perso te e ho perso la fiducia e il sentimento di chi era al mio fianco. Ho perso tutto".