Questa di oggi, venerdì 23 ottobre, è stata la prima mattinata a Milano dopo il coprifuoco scattato ieri e che fino al 13 novembre, a meno di possibili ulteriori strette, spegnerà le notti milanesi. Ma se la notte Milano rallenta e dorme, altrettanto non si può dire durante il giorno. Questa mattina il traffico per entrare verso il centro città era infernale. Certo, c'erano alcune situazioni in concomitanza che non hanno aiutato: Area B disattivata, la pioggia, lo sciopero dei trasporti. Ma la sensazione, confermata anche da altre circostanze (i mercati rionali pieni, i trasporti affollati all'ora di punta), è che la città di giorno corra come se non fosse al centro della nuova ondata della pandemia di coronavirus.

Se si va in giro, fondamentalmente, è perché lo si può fare. Nonostante gli appelli di Sala e Fontana agli anziani affinché stiano a casa, per il resto le attività economiche, la scuola, le occasioni di socialità, le rassegne, le mostre, gli happy hour e gli aperitivi, tutto è lentamente e gradualmente tornato a una (nuova) normalità. Aveva un grande senso fino a qualche giorno fa, fino a quando l'indice Rt a Milano è salito sopra il 2 e il solo capoluogo lombardo non ha iniziato a registrare centinaia di casi di Coronavirus al giorno. Fino a quando l'Ats aveva ancora il controllo del contact tracing dei positivi, fino a quando gli ospedali non erano sotto pressione per via dell'elevato accesso ai pronto soccorso e ai numeri dei pazienti ricoverati, anche in terapia intensiva. Adesso, però, è forse arrivato il momento di fare i conti con la realtà: per non ritrovarsi ancora una volta a criticare gli slogan alla "Milano non si ferma" solo dopo essere andati a sbattere.