Tentata estorsione a Silvio Berlusconi: chiesti 3 anni e 6 mesi per Giovanna Rigato

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La Procura di Monza ha chiesto una condanna a tre anni e sei mesi per Giovanna Rigato, accusata di tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi.

La Procura di Monza ha chiesto una condanna a tre anni e sei mesi per Giovanna Rigato perché accusata di tentata estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, l'ex presidente del Consiglio e leader di Forza Italia morto a giugno 2023.

I fatti risalgono al 2016. L'ex concorrente del Grande Fratello è finita a processo perché per la Procura avrebbe chiesto, durante un incontro a Villa San Martino, fino a un milione di euro a Berlusconi per un presunto danno psicologico e d'immagine causati dal coinvolgimento nelle inchieste giudiziarie sulle Olgettine. Lo avrebbe minacciato che, se non lo avesse fatto, avrebbe rivelato ai magistrati e ai giornali informazioni che lo avrebbero danneggiato.

Rigato si sarebbe sempre difesa sostenendo che la sua sarebbe stata una richiesta di risarcimento.

La Procura, per la precisione il pubblico ministero Alessio Rinaldi, ha chiesto la condanna mentre la difesa ha chiesto l'assoluzione o "l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni con dichiarazione di prescrizione del reato". La sentenza arriverà il 18 novembre: i cinque figli di Berlusconi si sono costituiti parti civili portando avanti l'iniziativa del padre deceduto.

"Ci aspettavamo una richiesta di condanna più bassa", ha detto l'avvocato che la difende, Stefano Gerunda. Il legale ha spiegato che la donna è stata travolta da un'ondata mediatica causata prima dal suo ruolo di testimone nelle indagini sulle famose "cene ad Arcore" e poi come indagata. La donna avrebbe subito conseguenze anche economiche considerato che "il suo contratto con Mediaset non venne rinnovato e si è ritrovata da sola, con un figlio a carico". 

L'avvocato ha inoltre specificato che non ci sarebbe alcuna prova circa "il male ingiusto" che la donna avrebbe prospettato. Ci sarebbe solo la prova di una sua volontà di andare dai giornali o dai magistrati, che non sarebbe – sempre per il legale – intendersi come una minaccia: "Direi che è stato più un tentativo goffo di ottenere una cosa che riteneva di poter chiedere dati i rapporti che c'erano con il presidente Berlusconi".

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