Tamponi rapidi dai medici di base per snellire le diagnosi e consentire ai contatti stretti di positivi da Covid-19 di poter uscire dall'isolamento domiciliare: è questo il centro dell'accordo tra il Comitato di Settore Regioni Sanità e i medici di base e pediatri firmato ieri, mercoledì 28 ottobre. Secondo l'accordo, il test avrà un prezzo di 18 euro se sarà eseguito nello studio del proprio medico o di 12 euro se sarà fatto in uno dei centri preposti: prestazione comunque rimborsata dal Ssn (Sistema sanitario nazionale). "Dopo la firma a livello nazionale aspettiamo ora che Regione Lombardia decida su come agire a livello regionale", spiega a Fanpage.it Paola Pedrini segretaria della Federazione italiana medici di medicina generale della Lombardia.

Come funzioneranno e dove saranno eseguiti?

Noi avevamo già fatto una proposta sui tamponi rapidi ma non avevamo ricevuto nessuna risposta perché giustamente se ne stava discutendo a livello nazionale. Concretamente abbiamo suggerito di organizzarli negli ambulatori e negli studi che hanno spazi adeguati per eseguirli in sicurezza. Questi però non sono molti sulla totalità dei medici di famiglia. Quindi abbiamo suggerito di fare come per le vaccinazioni: trovare delle strutture, una per centro territoriale o anche una tenda della protezione civile, con all'interno infermieri per l'esecuzione del tampone e un medico per la refertazione.

Su chi saranno eseguiti i tamponi rapidi in Lombardia?

Ancora non c'è stato un riscontro con Regione Lombardia su come procedere. Sicuramente saranno eseguiti sui contatti stretti dei positivi che sono in isolamento domiciliare e che in questo modo potranno tornare subito a lavorare.

Questa decisione aiuterà ad alleggerire la situazione nei laboratori?

La situazione dei laboratori che eseguono i tamponi è al collasso: stanno accumulando ritardi e spesso i test non vengono fatti nei tempi adeguati e quindi questo aiuterà ad alleggerire la situazione e consentire alle persone, che si sono negativizzate, di non rimanere a casa inutilmente per giorni o settimane.

I medici di famiglia saranno quindi obbligati a eseguire i tamponi rapidi?

L'obbligatorietà di cui si parla a livello nazionale, può essere delegata. Un medico di base che non se la senta o che è in condizione di fragilità e che quindi potrebbe esporsi al rischio può scegliere di delegare ai suoi colleghi del gruppo o ai centri territoriali la procedura.

Quali altre misure possono essere adottate per alleggerire la situazione dei laboratori?

Sicuramente ribadiamo l‘incremento delle micro équipe a livello territoriale: un medico di base affiancato da personale amministrativo e infermiera che possono aiutare sia il lavoro quotidiano che la gestione dei pazienti covid e le vaccinazioni. In Lombardia poi abbiamo attivato delle piattaforme di tele-monitoraggio dei pazienti a domicilio che ci consente di stare vicino ai nostri pazienti e valutare giorno per giorno la situazione e l'evoluzione dei sintomi. Grazie a questa piattaforma e a una centrale operativa con personale infermieristico è possibile allertare il sistema se i parametri vanno fuori target.