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Simona, lavoratrice fuori sede a Milano: “Tornare a Napoli è un lusso, spendi oltre 100 euro per treni in ritardo”

Simona è una lavoratrice fuori sede che vive a Milano, ma è originaria di Napoli. Per rientrare nella sua città d’origine, dovrà scegliere tra spendere oltre 100 euro di treno, 340 di aereo o affrontare 10 ore di bus. La sua lettera a Fanpage.it.

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Se anche tu hai una storia simile a quella di Simona o tanti altri fuori sede che per poter trascorrere le vacanze nella loro città d'origine, sono costretti a spendere cifre folli, puoi scrivere a segnalazioni@fanpage.it o cliccare qui

Come ogni anno, il dramma dei fuori-sede costretti a pagare cifre folli per poter rientrare a casa, torna puntualmente a farsi strada. Vacanze di Natale, Pasqua, ponti o vacanze estive, una persona che studia o lavora in una città diversa da quella d'origine è costretta a spendere fior di quattrini per poter trascorrere qualche giorno con i propri familiari o amici. A Fanpage.it, è arrivata la lettera di Simona, che lavora a Milano e dovrà spendere cifre esorbitanti o affrontare viaggi della speranza per rientrare a Napoli. Fanpage.it ha deciso di pubblicare integralmente il suo testo.

"Quanto costa a un giovane lavoratore fuori-sede tornare dalla propria famiglia? Nel mio caso, oltre 100 euro per la tratta Napoli–Milano, pur cercando il biglietto con un mese di anticipo. Per le stesse date, un volo arriva a 340 euro; l’unica alternativa economica è affrontare nove o dieci ore di autobus. Tra 100 euro di treno, 340 euro di aereo e dieci ore di autobus, un fuorisede non sceglie come viaggiare: sceglie quale sacrificio può permettersi. Vivo lontano dalla mia regione da sei anni, prima da studentessa e oggi da giovane lavoratrice.

Più di 200 euro per andare e tornare possono equivalere a una bolletta o a una parte importante di ciò che resta dello stipendio dopo affitto e spese. Ma il problema non è soltanto il prezzo. È pagare cifre sempre più alte per un servizio che, nella mia esperienza, è peggiorato drasticamente. Sulla tratta Napoli–Milano i tempi superano spesso le sei ore e ritardi, rallentamenti e disservizi sono diventati quasi la norma.

L’“alta velocità” costa di più, ma è sempre meno veloce, puntuale e affidabile. Questo rende il prezzo ancora più intollerabile: non si paga tanto per un servizio eccellente, ma per uno che troppo spesso non mantiene ciò che promette. Paghiamo tariffe da viaggio internazionale per treni che accumulano ritardi e allungano i tempi di percorrenza. Tornare a casa non dovrebbe essere un lusso.

E dieci ore di autobus non possono essere la soluzione riservata a chi guadagna meno. Ho scritto al Ministero e alle aziende di trasporto chiedendo trasparenza sulle tariffe, agevolazioni per i fuorisede, più collegamenti nei periodi di maggiore domanda e interventi concreti su puntualità, affidabilità e tempi di viaggio. Non è solo la protesta per un biglietto costoso: è la denuncia di una tassa invisibile sulla distanza e di un servizio sempre più caro e meno all’altezza". 

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