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“Siamo senza cibo da giorni”: profughi costretti a digiunare iniziano una protesta

I profughi del centro di accoglienza di Brembo (Lodi) hanno protestato perché sostengono di non avere cibo né vestiti adeguati. La società che gestisce la struttura si difende specificando che “c’è stato solo qualche minuto di ritardo nella distribuzione”.
A cura di Ilaria Quattrone
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"Siamo senza cibo e vestiti: non possiamo andare avanti così": è quanto raccontato alcuni profughi che vivono nel centro di accoglienza di Carlo d'Elia a Brembio, un comune che si trova in provincia di Lodi. Cinquanta di loro si sono riversati sulle vie del paese: le hanno occupate per chiedere che vengano tutelati i loro diritti.

La difesa della struttura: "Solo qualche ritardo nella consegna dei pasti"

La protesta sarebbe esplosa nel pomeriggio di ieri, martedì 13 giugno, intorno alle 14. Quando i profughi sono arrivati nelle vie principali del paese, alcuni residenti hanno avvertito le forze dell'ordine. I carabinieri e gli agenti della Digos hanno riportato tranquillità. La società che gestisce la distribuzione dei pasti all'interno della struttura, ha spiegato che le accuse che sono state rivolte sarebbero infondate. Ci sarebbe infatti stato solo "qualche minuto nella consegna dei pasti".

La prima protesta si era verificata nell'agosto 2017

La struttura, spiegano ancora dalla società, sarebbe "costantemente controllata dalla prefettura di Lodi e dall'Ats". Ha inoltre specificato che "ogni migrante ha tutto quello di cui ha bisogno". Non è la prima volta che i richiedenti asilo protestano. Era già capitato nell'agosto 2017.

La sindaca di Brembio, Oriana Ghidotti, ha voluto commentare questa vicenda, sostenendo che questa protesta potrebbe essere un'occasione per avviare "una comunicazione diretta con la struttura". Nei prossimi giorni, si svolgerà anche un incontro con la società Paradiso srl che gestisce proprio il centro di accoglienza e si avranno maggiori informazioni su quella che è la situazione in cui vivono i profughi.

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