Il pozzo nella villa di Senago dove è stato trovato il cadavere
in foto: Il pozzo nella villa di Senago dove è stato trovato il cadavere

Il cadavere di Lamaj Astrit, cittadino albanese di 41 anni, era stato trovato murato in una villa privata di Senago, in provincia di Monza e Brianza, il 15 gennaio del 2019. Poco più di un anno dopo c'è il nome del presunto esecutore materiale dell'omicidio. Le indagini dei carabinieri di Monza e Caltanissetta hanno portato martedì 13 ottobre a notificare un'ordinanza cautelare in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Monza, nei confronti di Salvatore Tambè, il 45enne già agli arresti domiciliari in quanto membro della famiglia di Riesi affiliata a Cosa Nostra. Ora l'uomo dovrà rispondere anche di omicidio volontario commesso nel 2013: i fatti risalgono infatti a sette anni fa quando Lamaj Astrit ha fatto perdere le sue tracce lasciando Genova dopo aver lasciato la compagna e averla derubata di alcuni gioielli. Sarebbe stata la donna, una commerciante di gioielli di 64 anni, che non accettando l'affronto da parte dell'ex si era rivolta direttamente agli esponenti della criminalità organizzata a cui avrebbe commissionato il delitto. La ex compagna era stata fermata a marzo del 2019 vicino all'aeroporto di Genova insieme ad altre tre persone accusate di concorso di omicidio e occultamento di cadavere.

L'arresto è stato possibile grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia

E ora le manette sono scattate anche per l'esecutore dell'omicidio. L'arresto è stato possibile grazie alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia nell'ambito di un'indagine della Direzione distrettuale antimafia di Caltanissetta che ha permesso agli inquirenti di ritrovare i resti del corpo nel pozzo artesiano nella villa di Senago e di procedere con i primi fermi nel marzo 2019. Fino all'arresto anche di Tambè: il 45enne, affiliato della cosa mafiosa dei Cammarata ovvero la stessa del collaboratore di giustizia, già il giorno dell'omicidio era riuscito a crearsi un alibi spiegando al suo ignoto socio in affari, i due gestivano una rivendita di ricambi per autovetture, che doveva recarsi d'urgenza all'ufficio postale proprio nell'orario compatibile con la commissione dell'omicidio. Un alibi che poi era caduto dopo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia.