Safari umani a Sarajevo, l’80enne indagato: “Andavo in Bosnia per lavoro, non per cacciare”

"Andavo in Bosnia per lavoro, non per cacciare". Si difende così Giuseppe Vegnaduzzo, il primo uomo indagato dalla Procura di Milano per i "safari umani" di Sarajevo. Stando a quanto ricostruito finora dal pm Alessandro Gobbis e dal procuratore capo Marcello Viola, l'80enne di San Vito al Tagliamento (in provincia di Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia) tra il 1992 e il 1995 si sarebbe recato più volte nell'allora Jugoslavia quando la capitale bosniaca era sotto assedio serbo. Là, si legge sul capo d'accusa, "in concorso con altre persone allo stato ignote" avrebbe ucciso "civili inermi, tra cui donne, anziani e bambini, sparando con fucili di precisione dalle colline". Vegnaduzzo verrà interrogato domani, lunedì 9 febbraio, dagli inquirenti milanesi e, ha assicurato, "dirò la verità".
Vegnaduzzo è dunque il primo indagato nell'inchiesta sui "cecchini del weekend", che durante l'assedio di Sarajevo si piazzavano sulle colline intorno alla capitale bosniaca per sparare, dietro lauto pagamento, ai civili. L'80enne a quel tempo lavorava come autotrasportatore per un'azienda metalmeccanica e, secondo l'accusa, negli anni si sarebbe vantato di andare "a fare la caccia all'uomo". Descritto come appassionato di armi e vicino a gruppi di estrema destra, nei giorni scorsi è stato perquisito dal Ros dei carabinieri. All'interno della sua abitazione sono state trovate sette armi, due pistole, una carabina e quattro fucili, tutte regolarmente detenute.
Raggiunto dai cronisti dei quotidiani locali, Vegnaduzzo ha dichiarato: "Mi sento tranquillo, nella vita ne ho passate tante". Secondo l'80enne di Savorgnano, frazione di San Vito al Tagliamento, le accuse nei suoi confronti sarebbero nate da "ricostruzioni frettolose" basate su interpretazioni sbagliate delle sue parole. Lunedì 9 febbraio comparirà davanti ai magistrati milanesi per essere interrogato. L'ex autotrasportatore ha detto di non essere "preoccupato", ma di essersi affidato a due avvocati pordenonesi perché "parlano con il giusto linguaggio". Vegnaduzzo, comunque, ha assicurato che i suoi viaggi in Bosnia erano "per lavoro, non per caccia".
Intanto, la Procura di Milano sta eseguendo accertamenti anche su altre persone. Una di queste sarebbe un banchiere triestino, del quale si stanno ricostruendo movimento e contatti, e anche un ex alpino della Carnia che all'epoca avrebbe operato con l'Unprofor, la Forza di protezione delle Nazioni Unite. Ci sarebbero anche diversi altri soggetti provenienti dal Piemonte e dalla Lombardia.