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Ragazzo ucciso in un furgone a Milano: l’ipotesi di un regolamento di conti tra famiglie rivali dopo una rissa

Jhonny Sulejmanovic, ucciso a colpi di fucile la notte del 26 aprile in via Varsavia, sarebbe stato vittima di un regolamento di conti tra membri della comunità rom.
A cura di Giorgia Venturini
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Potrebbe esserci una vendetta alla base dell'omicidio del 18enne Jhonny Sulejmanovic ucciso a colpi di fucile la notte del 26 aprile in via Varsavia mentre dormiva con sua moglie su un furgone. E alla base della vendetta ci sarebbe un procurato aborto a seguito di una rissa avvenuta qualche giorno prima.

Come riporta LaPresse, questa sarebbe l'ipotesi che alcuni membri della comunità rom danno come movente. La lite tra famiglie rivali risalirebbe allo scorso 7 aprile a Torino. La vittima ha origini serbe ma era nato a Torino. La discussione sarebbe nata forse proprio per il possesso di un alloggio abusivo oppure per dissidi nati al mercato delle pulci del Baloon dove entrambe le famiglie commerciano in materiale usato ogni sabato. Sta di fatto che al termine di quella lite una donna incinta si sarebbe sentita male: ha perso il bambino una volta arrivata al pronto soccorso.

All'interno dell'ospedale ci sono stati ancora momenti di tensione tanto da costringere il personale a chiedere l'aiuto della polizia: gli agenti si presentarono in forze e in assetto antisommossa. Da qui forse potrebbe essere nato il desiderio di vendetta, consumata pochi giorni dopo. Ora però tutto è in fase di accertamento da parte della Squadra Mobile di Milano.

Il fratello 19enne Kevin ha spiegato all'agenzia di stampa LaPresse di conoscere i nomi di almeno due dei presunti killer. Li ha così indicati agli agenti della squadra mobile: "Mangiavamo insieme, bevevamo insieme, lavoravamo insieme e poi che fanno, mi uccidono un fratello?".

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